LA POSTA IN GIOCO

postato in: TESTI TEATRO | 0

MAURIZIO ALBERTINI

LA POSTA IN GIOCO

2010/2014

copyright Maurizio Albertini. Tutti i diritti riservati

PERSONAGGI

Arianna, donna di circa trentacinque anni

Enrica, donna di circa quaranta anni

Fausta, angelo

Grazia, angelo

Mauro, uomo di circa quarantacinque anni

Piera, donna della stessa età di Arianna

ATTO I

SCENA 1

Due donne travestite da angeli con le ali, una con un abito bianco e l’altra nero, parlano fra loro in un’ambiente neutro con sfondo di nuvole e fumo. L’atmosfera è irreale, la luce violacea e crepuscolare. MUSICA: ACROSS THE UNIVERSE, THE BEATLES, versione cantata da Fiona Apple.

Fausta (abito nero).1 Le ho messo un orecchio nella pulce e lei è … morta!

Grazia (abito bianco). Chi è morta?

F. Ma la pulce naturalmente! Cosa vuoi che succeda quando un enorme, enorme orecchio penetra una piccola, piccola pulce? La povera, piccola pulce stuprata dal grande orecchio non ha retto al trauma ed è morta per lo spavento e per il terribile dolore… Sai Grazia, il linguaggio è una cosa che esce dalla bocca e entra nelle orecchie…

G. (scarta e si lecca un gelato o un lecca-lecca) Veramente interessante la tua teoria Fausta. E anche molto originale!

F. Ascoltami bene Grazia. Adesso ti spiego TUTTO sui rapporti umani, in particolare sui rapporti fra uomini e donne.

G. Proprio tutto?

F. Tutto, assolutamente tutto.

G. Non riesco a crederci! Tu mi sapresti spiegare un problema che le migliori menti negli ultimi tremila anni non sono ancora state capaci di risolvere?

F. Certo. Ma forse ti stai dimenticando che né io né te siamo esseri umani, quindi io riesco a darti una spiegazione perché la mia mente, come la tua del resto, è più che umana, è ANGELICA.

G. Parli, parli ma continui a non dire niente.

F. Perché tu non la smetti di interrompermi e non mi lasci mai spazio! E sì che qui di spazio ce n’è un sacco, noi siamo NELLO SPAZIO!

G. Sarai anche angelica ma sei molto, MOLTO permalosa. Per questo una volta sei caduta così in basso, sulla TERRA! BLEAH!

F. Chi ha mai detto che un angelo non possa anche essere permaloso? O che un Dio non possa essere geloso? Tu per esempio sei superba e orgogliosa peggio di un essere umano. Dalle tue altezze siderali vorresti giudicarmi ma sei troppo pulita e pura per capire anche solo un centesimo della mia esperienza. Tu non sai niente né capisci niente di me e delle persone che frequento.

G. Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive vanno dappertutto…

F. Sporcati un po’ Grazia, sei senza terra. E se sei senza terra sei anche senza corpo.

G. Io ho un corpo angelico, divino. Un corpo eterico. Guarda un po’ qua che corpo che ho!

F. Io invece ho un corpo alcolico. L’etere puzza e anestetizza, mentre io voglio avere i sensi sempre svegli e MOLTO ESERCITATI.

G. Ecco che ha parlato Madre Natura, la Madonna Nera, la verde donna selvaggia delle montagne, l’angelo decaduto e decadente!

F. E invece tu sei la Vergine pura, la santa immacolata che si tiene lontana da tutti, persa nello spazio siderale, intangibile…

G. Comunque cara Fausta non mi hai ancora detto niente sui rapporti umani, in particolare su quelli fra uomini e donne.

F. Hai ragione, adesso comincio a spiegarteli per filo e per segno. Tanto per cominciare devi sapere che è TUTTA UNA QUESTIONE DI VIBRAZIONI, UN grande GIOCO. Un gioco DI SCAMBI DI FORZE e di energie violentisssime CHE ESCONO DA UNO PER ENTRARE IN UN ALTRO. O IN UN’ALTRA… Ascolta questa storia per esempio, ma prima provochiamo un mutamento nel mondo degli umani (getta per aria delle palle di carta arrotolata prese da un secchio che è sul pavimento)

G. Cosa stai facendo?

F. Butto giù dei messaggi.

G. Dei messaggi?

F. Sì, dei messaggi cioè dei sogni, così provoco un cambiamento nella realtà terrestre, do un colpo di mestolo al minestrone umano e faccio girare i pezzi di verdura, cioè le persone…

G. E funziona dare il colpo di mestolo?

F. Guarda Grazia, è un po’ come mettere una pulce in un orecchio o un orecchio in una pulce, qualcosa succede sempre quando butto giù una secchiata di sogni. Lasciami un pochino divertire con questi umani. Lasciami lanciare giù nel mondo qualche sogno qua e là (prende una palla di carta e la lancia verso il pubblico). Ecco a quel signore laggiù io mando questo: ‘E’ da solo in un bosco di notte e sta correndo a perdifiato inseguito da un cane nero che lo vuole mordere ai polpacci’. Chissà se capirà cosa gli voglio dire o se continuerà a fare finta che io non esista, il povero scemo! Invece a quella signora laggiù (lancia un’altra palla di carta) io annuncerò questo: ‘Improvvisamente di fronte a lei si materializza un enorme e splendido albero, un fico enorme. Sull’albero un bellissimo serpente colorato si avvolge sensuale, lentamente risale il tronco sfiorando le fibre della corteccia e poi si nasconde in mezzo alle foglie e ai fichi maturi…’ . Invece a quella ragazza laggiù farò sognare questo: ‘ Stai passeggiando in mezzo alla neve in cima a una montagna, in inverno, quando all’improvviso trovi una casetta fatta di tronchi di legno. Entri dentro, c’è un fuoco acceso nella stufa e un uomo ti offre un bicchiere di grappa per scaldarti’. Chissà se capirà di essere esageratamente gelida, rigida, frigida e che sta finalmente per incontrare qualcuno che gli offrirà di nuovo la possibilità di vivere e di amare! Chissà se coglierà il messaggio o se lo ignorerà anche lei! Ma adesso Grazia stai a vedere cosa sta per incominciare giù, sulla terra, quasi per gioco… Adesso sì che viene il bello! (lancia tutto il cesto)

MUSICA: Leo Ferré, C’est extra

( GRAZIA E FAUSTA ESCONO DI SCENA. BUIO.)

SCENA 2

Due donne sono sedute una di fronte all’altra e giocano a carte su un tavolo quadrato. Nel salotto ricostruito in scena ci devono essere anche una poltrona e una sedia libera oltre a quelle già usate dalle due donne. Accanto a loro, su un carrello: una teiera piena di tè, tazze, cucchiaini, latte, zuccheriera, vassoio di paste secche.

(MUSICA: continua LEO FERRE’, C’EST EXTRA )

Arianna. Questa volta mi sa tanto che che vinco io! (butta giù le carte e le mostra all’altra)

Piera. Sì, hai vinto tu. Facciamo un’altra partita?

A. Guarda Piera, non so… non so se ho tempo, sono già quasi le sei….

P. Ma sì, dai, facciamo questa partita, l’ultima. Poi te ne vai tranquilla a casa a preparare la cena.

A. L’ultima partita… Non ne ho tanta voglia…

P. Sì Arianna, l’ultima partita, poi te ne torni a casa.

A. A casa, già, a casa. (si fa pensierosa e assente). Oggi non ho proprio voglia di ritornare a casa. Non ti viene mai il desiderio di uscire e di pensare: ” Adesso comincio a guidare e vado sempre avanti finchè non avrò finito la benzina e i soldi. Non torno più indietro e poi chi s’è visto s’è visto…”

P. Mi sembra più un pensiero da uomini che da donne. Io penserei piuttosto a tornare a casa il più in fretta possibile. Mi manca la casa quando sto fuori per troppo tempo.

A. Siamo veramente diverse io e te, e forse anche questa volta hai ancora ragione tu, io penso come un uomo ogni tanto, quando mi sento molto triste. Come a un uomo vigliacco che non è capace di affrontare le sue responsabilità e i suoi problemi. Come a un uomo che fugge sempre in avanti, che non si piega, che è duro, che non riflette…

P. Siamo diverse, sì. E’ la cosa che mi è sempre più piaciuta della nostra amicizia: la diversità. I punti di vista contrastanti che creavano lo spessore dei nostri incontri. I chiaroscuri litigiosi a volte, ma così costruttivi… E’ difficile trovare una amica e rivale come te con cui fare a pugni e potersi allenare alla boxe della vita . E poi tu non ti sei mai tirata indietro nelle critiche! Mi ricordo quella volta che mezzora prima del matrimonio di mia sorella mi hai gridato: “Piera ma che schifo di vestito ti sei messa oggi? Cambialo subito, sembri una caramella sputata “. Non so ancora adesso se avevi ragione o no, ma io ti ho dato retta lo stesso e ne ho indossato un altro, di un altro colore.

A. Anche a me serve ascoltarti Piera. Anzi è forse la cosa nella vita che più mi serve, non esagero. A volte penso: “Cosa ne direbbe Piera di questa persona, o di questo vestito, o di questo viaggio, o di questo uomo…”

P. Non si può fare a meno di uno specchio che rimandi la tua immagine, anche se a volte si vorrebbe fare tutto da sole. E tu con me sei sempre stata uno specchio senza macchie, onesto, sincero anche se spietato (si abbracciano).

A. Senza confrontarmi con te neanche io ce la farei mai. Chi mi conosce meglio di te, amica mia, dopo tutti questi anni passati insieme?

P. Allora Arianna, torniamo a noi, la facciamo questa partita? Poi te ne vai a casa.

A. Pensi sempre solo a te stessa.

P. Perché mi accusi così adesso? Perché hai cambiato improvvisamente l’umore?

A. Conta solo se ti diverti tu. E se adesso io non avessi più nessuna voglia di giocare con te? Non posso cambiare ogni tanto?

P. Decisamente hai la luna di traverso. Mi fai il sacrosanto piacere di dirmi cosa ti è saltato in mente per farti cambiare così? Fino a cinque minuti fa tutto andava bene, ci siamo fatte le nostre solite partitine a carte del martedì e poi, di colpo, ecco che mi rovini la serata con i tuoi cambiamenti d’umore.

A. Quale è la posta in gioco?

P. Hai cambiato idea? Ti fermi? Ti è tornata la voglia di giocare, di rischiare?

A. Dipende da quale è la posta in gioco. Se la posta mi dovesse piacere allora mi fermo, altrimenti me ne vado subito a casa.

P. Oggi sei proprio strana! Abbiamo sempre giocato per divertirci, mai per vincere. Cosa ti è successo?

A. Oggi è diverso, da oggi si cambia.

P. Lo vedo bene! Comunque starò al tuo gioco, anche se non è che mi piaccia tanto la piega che ha preso il nostro martedì pomeriggio. Allora cosa vuoi che mettiamo in palio?

A. Devi deciderlo tu, io ti dirò soltanto se mi va bene o no quello che tu avrai deciso.

P. Sempre più difficile! Qui si rischia di fare notte! Stai dicendo che se non ti dovesse andare bene quello che io ti propongo devo inventarmi qualcos’altro finché non indovinerò i tuoi gusti?

A. Certo!

P. E non sono mai stati facili i tuoi gusti.

A. Così potrò capire se mi conosci bene e se sei veramente un’amica.

P. Vuoi un tè? Mi ha turbato la tua proposta, lo vuoi un altro tè?

A. Sì grazie, e anche due paste. Il tè lo voglio con il latte e un solo cucchiaino di zucchero. Grazie.

P. Ma prego! Ecco qua il tè, il latte e la zuccheriera. E le paste.

A. Buone. Sto ingrassando però. Come faccio per eliminare i grassi? Conosci un buon metodo?

P. Se vuoi eliminare i grassi, spara ai ciccioni!

A. Cosa hai detto?

P. Spara ai ciccioni! E dopo averli eliminati, i grassi, vai in un negozio di ferramenta e ti compri dei bei maniglioni di ferro e li avviti al tavolo da pranzo.

A. E perché mai?

P. Così quando mangi ti tieni! Ma cambiamo un po’ il discorso: secondo te siamo donne molto diverse noi due?

A. Posso dirti soltanto che tu hai studiato danza classica mentre io ho imparato la danza del ventre.

P. Devo capire dalla tua elegantissima risposta che io e te siamo veramente molto diverse? E’ questo che volevi dirmi?

(SQUILLA IL TELEFONO CELLULARE, A. RISPONDE)

A. Pronto. Ciao! … Come stai? … Io? Io sto bene, sono qui con Piera, stiamo facendo la nostra solita partitina a carte del martedì pomeriggio. Fra poco arrivo a casa … Sì va bene…. No, la cena non l’ho dimenticata. Ciao, a dopo, ciao. (chiude la comunicazione e si rivolge a P.) Fra poco devo andare, stasera ho gente a cena e devo preparare tutto. Me lo stavo quasi dimenticando.

P. Si vede che muori dalla voglia di avere ospiti stasera.

A. Guarda, lo faccio solo perché Carlo me lo ha già chiesto due volte. Se era per me oggi andavo a letto dopo cena.

P. E’ gente che conosci?

A. No, è un collega di Carlo con sua moglie, due belgi. Lui è un ingegnere, un ingegnere e pure belga. Ti lascio immaginare che divertimento mi aspetta!

P. Torniamo a noi, al nostro gioco, visto che hai così poco tempo.

A. Allora torniamo al nostro gioco perverso. Quale è la posta? Cosa mi proponi? Fammi qualche proposta invitante così mi verrà la voglia di restare qui con te ancora un po’.

P. Cosa ti potrei proporre? Vediamo un po’. Una collana? Una bella collana di perle? Ne ho viste di bellissime l’altro giorno, giapponesi.

A. Banale, ho già due collane di perle naturali una più bella dell’altra. Non me ne farei niente di una collana di perle giapponesi coltivate. Pensa a qualcos’altro.

P. Uhm, fammi pensare, ecco sì, una borsa da mare. Ne ho comprata una splendida l’altro giorno, è ancora nuova. Ti va come premio?

A. No. Decisamente non mi conosci. Io mi compro una borsa alla settimana, ho la casa piena di borse. Cosa me farei dell’ennesima borsa da mare? Non faccio che regalare borse quasi nuove alla mia domestica!

P. Senti Arianna, non ti capitano mai quei momenti in cui hai una strana agitazione e tutto quello che provi a fare non ti riesce? Cerchi qualcuno al telefono e non lo trovi, aspetti che arrivi qualcuno e quello non si fa vedere, sei piena di dubbi e così via. Soffri di un’agitazione interiore e tutto quello che tenti di fare è impossibile. Perché ogni tanto succede secondo te?

A. Non mi interessano proprio queste tue riflessioni, io non ho mai voglia di fermarmi troppo a pensare, mi dà ansia.

P. Io non riesco a capire quale deve essere la posta in gioco.

A. Allora è molto semplice, non c’è problema. Io me ne vado a casa e ci rivediamo settimana prossima.

(Arianna fa come per alzarsi e andare via ma viene bloccata da Piera)

P. No, no, resta ancora un po’ con me. Adesso mi verrà in mente qualcosa di più intrigante.

A. Guarda che nessuno ci obbliga a continuare questo gioco. Del resto io devo andarmene via fra poco per la famosa cena e ci sarebbe il tempo solo per una partita.

P. L’ultima. L’ultima partita.

(LUCI ABBASSATE E MUSICA: ORNELLA VANONI, L’APPUNTAMENTO.

LE DUE DONNE RESTANO IMMOBILI PER TUTTO IL TEMPO CHE DURA LA MUSICA)

P. Forse mi è venuto in mente qualcosa che potrebbe piacerti. Te lo ricordi quel quadretto a olio, quella natura morta del ‘600 che avevo comprato a Roma dieci anni fa? Vale parecchio e, secondo me, come posta in gioco è fin troppo preziosa per una sola partita a carte. Oppure preferisci un braccialettino d’oro in filigrana? Bellissimo, è russo, di fine ‘800…

A. No, no, no! Non voglio nulla, non voglio degli oggetti, non mi interessano le cose. Io ho già tutto. Cosa vuoi che me ne faccia di quadri, collane, gioielli? Io voglio qualcosa che solo tu possiedi e che io voglio avere. Voglio qualcosa che ti faccia soffrire molto se lo perdi. Comunque pensaci bene, non sei obbligata a giocare. Sei ancora in tempo per tirarti indietro e allora ci vedremo la prossima settimana per la nostra solita partitina, come se io non ti avessi chiesto niente e non ti avessi fatto nessuna proposta strana. Allora Piera, me ne posso andare a casa?

P. Non so, vorrei lasciarti andare ma non ci riesco. Non capisco fino a dove vuoi arrivare. Mi rendo conto che c’è qualcosa di intrigante e pericoloso nella tua richiesta e questo mi affascina. Non posso lasciarti andare via così, senza andare al nòcciolo della questione.

A. Potrebbe essere pericoloso continuare. Lo capisci?

P. Sì, no, non so. Io non capisco dove vuoi arrivare.

A. Noi due siamo amiche vero?

P. Certo che siamo amiche! Che strana domanda mi fai. Ci conosciamo fin da bambine e non abbiamo mai smesso di frequentarci. Secondo te NOI non siamo le donne più amiche che si possono vedere in giro?

A. Amiche-amiche-amiche?

P. Amiche-amiche-amiche!

(Si alzano dal tavolo e si abbracciano con molto affetto)

A. Ti ricordi di quella volta durante la gita scolastica a Siena? Avevamo sbagliato stanza e quando abbiamo acceso la luce ci siamo accorte che eravamo entrate in una di quelle dei ragazzi…

P. …che a quel punto non hanno più voluto farci uscire e ci hanno costretto a passare il resto della notte con loro… Ma non avevamo sbagliato, tu lo sapevi che non era il piano giusto ma hai fatto finta di niente.

A. Allora anche tu hai fatto finta di niente e mi hai lasciato fare, non mi hai detto niente.

P. Volevo vedere fino a che punto volevi arrivare.

A. Un po’ come adesso con la partita.

P. Già, un po’ come adesso. In fondo non siamo cambiate molto, forse siamo ancora solo delle adolescenti, ma con molti più anni purtroppo.

A. Volevo che perdessi la verginità, un po’ come adesso.

P. Quindi l’avevi fatto apposta!

A. Mi ero messa d’accordo prima con Marco. Lui non voleva assolutamente fare l’amore con me ma solo con te. Allora gli ho fatto una proposta, io gli avrei portato te nel suo letto e in cambio lui avrebbe fatto l’amore con me prima. Ha accettato subito e così tu sei diventata la posta in gioco in quel momento. Per avere Marco ho usato il tuo corpo. (pausa) … Amiche-amiche-amiche?

P. Già. Amiche-amiche-amiche! ….. Perché non me lo avevi mai detto?

A. Non volevo ferirti.

P. E allora adesso perché vuoi ferirmi ricordandomi quella gita del liceo a Siena?

A. Non so. Mi va di fare così. Comunque neanche adesso voglio ferirti, ti ho raccontato di Marco solo perché è passato ormai molto tempo e mi sembrava giusto che tu lo sapessi prima o poi.

P. Mi hai usata come una merce di scambio, io ero il tuo denaro per ottenere quello che da sola non riuscivi ad avere. Sono stata la tua pecora, la tua pecunia… Mi hai barattato.

A. Non pensi che sia stata più colpa di Marco che mia? In fondo è stato lui che ha fatto una cosa che non voleva, è stato lui che si è fatto comprare da me, è stato lui il debole, il cinico, l’uomo senza sentimenti e senza scrupoli.

P. Marco aveva diciassette anni, tu gli stai cucendo addosso il carattere di un dongiovanni che non poteva avere ancora…

A. …anche se poi lo è diventato, un dongiovanni.

P. Allora era ancora un ragazzo carino e gentile con tanta curiosità per le donne e tante voglie e desideri da esaudire, non era un cinico, odioso e insopportabile narcisista come è adesso.

A. Ti sbagli. Marco era un odioso sciupafemmine già a quell’età. Tu te lo ricordi migliore di quello che era solo perché questo mette a tacere la tua coscienza e i tuoi sensi di colpa per quello che è successo quella famosa notte.

P. Marco è stato molto carino con me quella notte!

A. Allora ti chiarisco io le idee e ti spolvero le sinapsi del cervello, così ti ritorna un po’ la memoria di quei giorni toscani e lontani.

P. Non riesci proprio a stare zitta vero? Perché vuoi tirare fuori un animale putrefatto dalla tomba?

A. Forse sono una pervertita, forse mi piacciono i cadaveri e i loro infernali odori di morte. Forse non mi conosci abbastanza. O forse tu non ti conosci abbastanza…

P. Cosa vorresti dire?

A. Che ti stai prendendo in giro da venti anni, ecco cosa ti voglio dire.

P. Perché tiri fuori queste cose? Cosa c’entra con la nostra partita a carte tutto questo?

A. E’ da venti anni che stiamo giocando una partita e tu non te ne sei mai accorta.

P. Cosa vorresti insinuare con questa frase?

A. Siamo rivali da venti lunghi anni, da quella famosa notte a Siena.

P. Ti credevo un’amica, la mia migliore amica!

A. Sono la tua migliore amica ma anche la tua peggiore rivale!

P. Spiegati meglio, non amo i paradossi. Mi sta venendo l’ansia.

A. Sei una ridicola vergine. La vita è paradossale, solo tu non lo hai ancora capito. Tu pensi ma non rifletti.

P. Tu invece saresti quella che riflette ma non pensa?

A. Io penso e rifletto, sono la tua amica e la tua nemica, sono la luce e le tenebre.

(PAUSA, MUSICA: MOODY BLUES, NIGHTS IN WHITE SATIN, LE DUE DONNE SI IMMOBILIZZANO PER UN MINUTO. )

P. Amiche-amiche-amiche?

A. Amiche-amiche-amiche!

(SI ABBRACCIANO DI NUOVO)

P. Sai Arianna, mi stavi spaventando prima con quello che mi hai detto!

A. Cosa ti ho detto di così terribile?

P. Per un momento ho creduto che tu mi odiassi profondamente.

A. Ah sì? Ti ho dato questa impressione?

P. Sì, non ti capisco a volte.

A. Posso andare? Carlo mi sta aspettando.

P. E la nostra partita?

A. Ti prego Piera, fammi andare a casa. E’ meglio, te lo assicuro.

P. Cosa vuoi per continuare il gioco? Chiedimi qualunque cosa e io te la darò.

A. Te lo ripeto per l’ultima volta, è la tua amica che parla adesso: lasciami andare via prima che sia troppo tardi.

P. Non riesco a smettere di giocare, non capisco perché ma non ci riesco più. Mi sembra di essere sotto gli effetti di un incantesimo o di una droga.

A. Non sai quanto sia vero quello che stai dicendo!

P. Allora rimani?

A. Va bene, rimango per giocare con te. Ma a tuo rischio e pericolo!

P. E cosa vuoi mettere in palio?

A. Posso decidere io? Devo deciderlo io?

P. Direi di sì, visto che tutto quello che ti ho proposto non ti andava mai bene.

A. Però poi non ti tiri indietro, non mi dici che non ti va bene e che stavamo scherzando, che tanto era solo un gioco o cose del genere! Quello che io ti chiedo per restare qui ancora a giocare insieme a te lo dovrai accettare, anche se ti potrà dare molto fastidio.

P. Senti, smettila di menare il can per l’aia, smettila di parlare sempre e deciditi. Non ho più voglia di aspettare, ho solo voglia di giocare e basta. Accetto qualunque posta in gioco, basta che cominciamo.

A. Voglio un uomo, Piera.

(MUSICA STRIDENTE: TOM JONES. SEX BOMB)

P. Questa sarebbe la posta in gioco? Un uomo sarebbe la posta in gioco?

A. Non UN UOMO, ma il TUO UOMO… voglio il TUO uomo.

P. Scusami tanto Arianna ma non ci arrivo. Cosa significa che la posta in gioco è il mio uomo?

A. Significa quello che ho detto: giochiamo per vincere qualcosa che abbia molto valore e questo qualcosa o, se preferisci, questo qualcuno è un uomo che, nel caso particolare, non è un uomo qualunque ma un uomo significativo: il tuo. E’ chiaro che se perdi il tuo uomo perdi qualcosa di valore, almeno credo. Altrimenti che posta in gioco sarebbe?

P. Be’ se proprio la metti così, perché non facciamo che la posta in gioco è IL TUO UOMO e non il MIO?

A. Non fa alcuna differenza.

P. Be’ allora se per te fa lo stessso mi sentirei più tranquilla se mettessimo in palio il tuo uomo invece del mio. Non credo che riuscirei a essere lucida con l’ansia di perdere il mio a carte.

A. Piera sei proprio un’ingenua, quando dico che fa lo stesso è perché l’uomo è lo stesso. Giocare il mio o il tuo è uguale, perché è la stessa persona quella di cui stiamo parlando e che da venti lunghi anni è la nostra posta in gioco. Per questo non fa alcuna differenza.

P. Ah! Puoi ripetermi quello che hai appena finito di dire?

A. (fra sé) Vivere è un’arte. (a Piera) Cara mia, vivere è un’arte e tu non sei proprio un’artista.

P. Grazie per il complimento, si vede che oggi hai veramente deciso di accanirti contro di me.

A. Non da oggi Piera, non da oggi, ma da una famosa notte a Siena di quasi venti anni fa…

P. Ti stai vendicando di quello che è successo allora? Credevo che fosse acqua passata, che tu non mi serbassi più rancore.

A. Venti anni fa tu ti sei separata da me, ti sei dimenticata di me e di quello che rappresentavo per te. Adesso è arrivato il momento di ricordartelo di nuovo.

P. Mi stai preparando il conto? La vendetta è un piatto che va gustato freddo?

A. No, non è una resa dei conti e non è nemmeno una vendetta. Ma forse è peggio che una vendetta. Perché una vendetta ha una sua logica e in fondo potrebbe esserti più comprensibile di quello che ti sta per accadere. Una resa dei conti la capiresti meglio.

P. Ecco che ridiventi oscura e sibillina! Ma cosa vuoi da me? Perché mi stai tormentando in questo modo?

A. Volevi giocare e adesso giochiamo. Non puoi più tirarti indietro. Adesso noi due si va avanti e la posta in gioco è un uomo. Ma è anche il ricordo di come eri un tempo e ormai non sei più.

(SUONA IL CAMPANELLO DI CASA)

P. E chi può mai essere a quest’ora?

SCENA 3

ENTRA ENRICA DOPO CHE PIERA HA APERTO LA PORTA DI CASA

Enrica. Ciao Piera, sono io, Enrica! Ciao Arianna! Ero sicura di incontrarvi qui oggi alla vostra solita partitina del martedì pomeriggio!

(PIERA E ENRICA SI ABBRACCIANO E SI BACIANO SULLE GUANCE)

P. Ciao Enrica, cosa fai da queste parti?

A. Ciao Enrica.

(SI ABBRACCIANO ANCHE ENRICA E ARIANNA)

E. Ma che musi lunghi avete voi due! Avete forse litigato? Io speravo di venire qui a fare quattro chiacchiere insieme a voi, a farmi quattro risate e a bermi una tazza di tè e invece ecco che sono capitata a un funerale! Quasi quasi me ne vado via subito.

P. No, no resta pure. Vuoi una tazza di tè?

E. Certo che sì.

P. Con il latte o con il limone?

E. Latte grazie e anche zucchero.

(Piera serve il tè)

P. Ne vuoi un’altra tazza anche tu Arianna?

A. No grazie, mi è bastato quello che mi hai fatto assaggiare prima. ..

E. (frivola e superficiale) Allora di cosa stavate parlando? Posso entrare anch’io nei vostri discorsi?

P. Enrica, non cambi proprio mai, sei sempre la solita pettegola!

A. vuoi sempre sapere tutto di tutti…

E. E di tutte… Sì, lo ammetto sono curiosa. Ma che male c’è a essere curiose? Una giornalista deve essere curiosa, deve sapere come va il mondo e come gira il fumo.

A. Come gira il mondo e come va in fumo…

E. Allora come va la partita? Chi sta vincendo? Prima ero per la strada e mi ha telefonato il mio capo, che a letto è un vero minotauro vi assicuro. Mi ha telefonato per chiedermi di scrivere un pezzo sulla mostra di Cauchonne, quel pittore francese che dipinge tutto con un solo colore e poi piscia sui quadri per vedere cosa viene fuori…

P. La gente compra e si tiene in casa appese a una parete le pisciate di un francese?

E. Sì, ma fissate con i colori acrilici…

P. E tu dovevi scrivere qualcosa su costui? Ci sei riuscita?

E. Ma certo che ci sono riuscita! Come faccio a non riuscirci? E’ così facile! Più sei fuori di testa o fai cose da fuori di testa e più ti pubblicano sui giornali! Non hai ancora capito che hanno aperto il vaso di Pandora?

P. Allora il minotauro ti ha chiesto di descrivere il piscio a colori di un francese e naturalmente tu lo hai fatto.

E. Ma cara, ma come potevo non farlo? Il mio articolo è come una ricevuta per le sue prestazioni! Lui fa il minotauro e io gli rilascio una fattura per la mia prestazione che sembra un’articolo di giornale. Mi paga così.

A. Ma in realtà è solo una vaccata, scritta da una mino-vacca che si fa incornare dal suddetto minus habens…

E. Come sei critica Arianna! Fai sempre la difficile! Invece così siamo tutti contenti: io, il mio direttore minotauro e il pittore Cauchonne che vive vendendo le sue escrezioni colorate ai gonzi che ancora credono all’arte astratta e ai critici d’arte dei giornali. Gonzi che naturalmente si illudono di fare grandi investimenti economici comprando le schifezze di gente priva di ogni talento artistico… Be’, grazie per il tè. Posso giocare un pochino con voi? Mentre salivo in casa mi è venuta una gran voglia di fare una partitina. Sono mesi che non gioco più. Posso mettermi al tavolo con voi adesso?

P. Guarda Enrica, non saprei…

A. Avevamo quasi finito, non so se abbiamo il tempo per un’altra partita. Io dovrei rientrare a casa presto per preparare la cena per Carlo. Abbiamo gente a cena, Piera lo sa…

E. Ma cosa avete oggi? A me non la date a bere! Cosa sta succedendo qui? Cosa vuol dire che noi tre amiche non possiamo farci una partitina a carte? E perché avete questa faccia? Mi sa tanto che mi state nascondendo qualcosa voi due e non è bello tenere nascoste delle notizie a una giornalista!

A. Una giornalista che fa gli scoop scopando…

P. Giocando a scopa con il minotauro che gli procura gli scoop…

E. Ma che belle amiche che ho!

P. Scusaci Enrica ma a volte ci fai paura con la tua lingua slegata e pronta a infilzare chiunque le passi accanto…

E. Ditemi tutto, sarò una tomba!

A. Una tomba piena di vermi?

P. C’è una posta in gioco per questa partita, è per questo che non possiamo farti giocare con noi questa volta.

E. Una posta in gioco? E da quando in qua voi giocate a soldi?

P. Non stiamo giocando a soldi, la posta in gioco non è il denaro.

E. E cos’è allora? Posso saperlo così finalmente posso giocare anch’io?

A. Non so se abbiamo voglia di dirtelo. Vero Piera? Forse non è il caso che tu entri nel gioco Enrica. Questa volta è una faccenda privata fra me e Piera e tu non puoi entrarci. Ma non capire male Enrica, non è che ce l’abbiamo su con te e non ti vogliamo, è che questa volta la posta in gioco riguarda solo noi due e non possiamo condividerla con nessuno, nemmeno con te che sei la nostra grande amica comune. Non ti devi offendere se solo per questa volta non ti lasciamo giocare con noi.

E. (grida) E invece mi offendo! Certo che mi offendo! Cosa sono tutte queste storie, tutto questo segreto!? Possiamo giocare solo noi, è una faccenda fra noi, la posta in gioco non è il denaro. Ma cosa vi è saltato in mente? Ma lo sapete perché sono venuta qui oggi invece di andare a divertirmi un po’ con il minotauro, e accidenti a me se non l’ho fatto?

P. E come facciamo a saperlo? Io pensavo che tu fossi passata di qui per caso o perché avevi voglia di vederci o di fare una partita.

E. No, ti sbagli, io sono passata di qui, sono venuta a casa tua perché questa notte ho fatto un sogno terribile, un incubo spaventoso che mi ha svegliato alle tre del mattino e che mi ricordo ancora come se lo avessi vissuto veramente.

A. Stai dicendo che sei venuta qui invece di fare il tuo scoop col minotauro solo perché hai fatto un sogno?

E. Sì, e che sogno!

P. E allora raccontacelo questo grande sogno che ha interrotto il nostro pomeriggio e la nostra partita.

E. Allora ve lo racconto: ho sognato che voi due eravate a Siena. Arianna era in mezzo alla folla che assisteva al Palio, Piera invece faceva il fantino su un cavallo e correva insieme agli altri velocissima. Alla fine era lei a vincere il Palio e veniva portata in trionfo da tutti gli uomini della sua contrada, adesso non ricordo più quale fosse. C’erano stranamente solo uomini e neanche una donna fra le persone della contrada vincitrice. All’improvviso Arianna esce rabbiosamente dalla folla, si avvicina a Piera, prende in mano le redini del suo cavallo, lo monta e fugge con lui. E dove arriva Arianna? Arriva qui, in questa casa, dove la sta tranquillamente aspettando Piera seduta al tavolo con un mazzo di carte in mano, pronta a giocare come se non fosse successo niente di speciale…

P. E così ti sei precipitata oggi qui, per curiosità.

A. Già, per placare la tua TERRIBILE sete di novità.

E. Ho dato retta al mio sogno, dovevo farlo! Ero e sono veramente preoccupata per voi due, sentivo che stava per succedere qualcosa di strano dopo il mio sogno e il vostro comportamento non fa che confermare la mia intuizione. E poi smettetela di essere così dure con me e di trattarmi dall’alto al basso. Ma chi vi credete di essere voi due?

(PAUSA, SILENZIO INQUIETANTE)

A. (rompe il ghiaccio)Amiche-amiche-amiche?

P. Amiche-amiche-amiche.

E. Amiche-amiche-amiche.

(SI ABBRACCIANO TUTTE E TRE)

E. E allora questa partita? Posso giocare anch’io? Ditemi quale è la posta in gioco così possiamo cominciare.

P. Non so se possiamo dirtelo…

E. Ricominciamo da capo? Allora tutto quello che vi ho detto prima non è servito a niente?

A. Ma sì Piera, diciamoglielo, tanto prima o poi dovremmo dirglielo comunque se non vogliamo perdere la nostra cara amica Enrica. Vero Enrica?

E. Certo mia cara, hai colto nel segno.

A. Allora Enrica, se vuoi giocare con noi devi accettare la posta in gioco e non puoi tirarti indietro. Accetti?

E. D’accordo, accetto qualunque condizione purché si cominci. Allora, quale è questa famosa posta?

P. Un uomo, la posta in gioco è un uomo.

E. Benissimo! Ma era il caso di fare tutte queste storie? Cosa c’è di meglio che vincere un uomo! E a carte poi! Non riesco proprio a capire perché prima avete fatto tutte queste scene. Cosa c’è di più erotico e seducente che vincere un uomo!

A. Non è un uomo qualunque, è Mauro.

E. Chi? Mauro? Mauro il marito di Piera?

A. Mauro, il marito di Piera e l’amante di Arianna.

E. Sapete una cosa ragazze?

A. e P. No.

E. Non so se ho ancora voglia di giocare alla vostra partita.

A. E no! Adesso non ti puoi più tirare indietro! Ti avevo avvertito! Adesso che sai tutto di noi non te ne vai via così. (corre a chiudere a chiave la porta di casa di Piera)

E. E’ che c’è un problema.

P. Quale problema?

E. Non posso giocare.

P. Ma cosa stai dicendo? Non devi giocare il tuo uomo, devi giocare per vincere il mio uomo, non il tuo minotauro di carta.

E. Non posso giocare, vi assicuro che non mi è proprio possibile.

A. Te lo ripeto anch’io: non devi giocare il tuo uomo. Quindi, in fondo, per te quale problema ci sarebbe? Sei meno coinvolta emotivamente di noi due.

E. Questo lo credi tu!

A. Non ti capisco Enrica. Per te questa partita è veramente un gioco ma per me e per Piera è una questione personale, una specie di resa dei conti. Perché ci fai perdere tutto questo tempo? E’ già tardi e senza di te forse l’avremmo già terminata questa partita che dura ormai da venti anni.

E. Io ho fatto un figlio con Mauro.

A. Cosa hai detto?

P. Scusa, ma forse non ho capito bene. Puoi ripetere?

E. Ho fatto un figlio con Mauro, si chiama Andrea.

P. Ma stai scherzando vero? Hai deciso di prenderci in giro? Vorresti dire che Andrea non è figlio del tuo ex marito da cui ti sei separata dieci anni fa?

E. No. Andrea è il figlio di Mauro e ha 11 anni. E’ a causa sua che mi sono separata.

A. Ma anch’io ho avuto un figlio da Mauro!

P. Anche tu? E me lo dici così? Adesso? Dopo che lo ha detto già Enrica?

A. Tanto lo saresti venuta a sapere prima della fine della serata. Adesso però sai che i tuoi due figli, che chissà forse sono di Mauro anche loro, di colpo hanno due fratellini.

E. In totale: 4 figli di Mauro!

P. E quanti anni ha il tuo Arianna?

A. Come quello di Enrica, 11 anni.

P. Ma anche i miei hanno 11 e 13 anni!

E. (frivola) Possiamo festeggiare insieme tutti i compleanni, magari sono anche nati tutti lo stesso giorno!

P. (funerea) Allora questa partita la continuiamo, sì o no? Enrica giochi, sì o no?

E. Direi che, per come si sono messe le cose, forse posso giocare. Così vedo se mi riesce di vincere la posta in gioco e tenermela tutta per me.

A. Questo lo vedremo presto.

P. E’ terribile, Mauro ha fatto altri due figli con Arianna e Enrica, e chissà quanti altri

ancora con delle altre che ignoro!

A. E sei anche costretta a giocare con noi per vincerlo o perderlo!

E. Già, vincerlo o… perderlo, per sempre.

P. Cosa sarà meglio a questo punto?

(SI SIEDONO AL TAVOLO E COMINCIANO A DISTRIBUIRE LE CARTE)

PAUSA, MUSICA: JANIS JOPLIN, SUMMERTIME

SCENA 4

Suona di nuovo il campanello della porta di casa, Piera si alza per aprire.

P. E chi sarà questa volta?

A. Ah! Se continuano a interromperci così non la finiremo più questa partita!

E. Sono proprio curiosa!

PIERA APRE LA PORTA. Entra Mauro.

P. MAURO! Sei già qui?

Mauro. Ciao Piera. Perché non dovrei essere già qui? Sono le sei e mezza e tu di solito a quest’ora hai già finito la tua solita partita a carte del martedì. Ma vedo che ci sono ancora le tua amiche e che non avete ancora finito. Allora magari me ne vado e torno più tardi…

(Mauro fa per andarsene ma viene trattenuto da Piera)

P. Ma no, ma no Mauro, resta pure con noi. Anzi, già che ci sei, non fare il maleducato e salutale. Tanto le conosci già… (si rivolge alle altre due) Ragazze, è arrivato Mauro. E’ appena tornato dal suo duro, duro lavoro nei campi…

(TUTTE SI ALZANO DAL TAVOLO PER CONVERSARE CON MAURO)

M. Piera non prendermi sempre in giro. Cosa c’entrano i campi?

P. Lui deve arare i campi, scavare i solchi, mettere i semi dentro la terra, aspettare che germoglino, che crescano e che diano frutto…

M. Ma cosa ti succede oggi Piera? Cosa ti è saltato in mente? Arare i campi? Mettere i semi sotto la terra? Ti sei dimenticata che io ho un’industria che fabbrica stampi per la plastica?

A. Non ti preoccupare Mauro. Piera non è diventata di colpo demente, sta solo parlando per metafore. La terra è la donna, mettere i semi nella terra e raccogliere i frutti, be’ questo lo puoi capire facilmente anche da solo cosa significa…

M. (preoccupato) Ciao Arianna, ciao Enrica! Come mai siete tutte qui riunite oggi?

A. Non lo vedi? Facciamo la nostra solita partita a carte del martedì…

  1. Be’ allora io vado, così voi potete finire in pace. Scendo a comperare le sigarette dal tabaccaio in piazza e torno subito.

E. Originale quella delle sigarette. E se poi tu non tornassi mai più?

A. Già ma perché Mauro non dovrebbe tornare più, con tutta la terra da arare che c’è qui! Piuttosto mi viene in mente un’idea: perché non chiediamo a Mauro di fermarsi a giocare insieme a noi tre? Manca giusto il quarto al tavolo e con lui saremmo al completo. Cosa ne pensate della mia proposta ragazze?

P. A me sembra un’ottima idea.

E. Anche a me. In quattro si gioca meglio ed è anche molto più divertente.

A. Allora Mauro ci stai? Saresti così carino da fermarti a giocare insieme a noi tre o ti sentiresti in imbarazzo o troppo solo con tre donne?

M. E va bene. Visto che me lo chiedete così gentilmente come posso rifiutare?

P. Bene, allora possiamo cominciare. Naturalmente la posta in gioco resta sempre la stessa.

A. Naturalmente!

E. Certamente!

  1. Scusa Piera, cosa vuol dire che c’è una posta in gioco?

P. Vuol dire caro che chi vince questa partita ottiene un premio.

M. Questo lo capisco anche da me, grazie. Nonostante io sia evidentemente un contadino per te, ho ancora il cervello fino! Capisco cosa vuol dire se c’è una posta in gioco. Io però non voglio giocare a soldi perché sono sicuro di perdere, non gioco mai a carte e non ho proprio voglia di indebitarmi con voi.

A. Lo sentite l’uomo? Non vuole indebitarsi con noi!

E. Poverino! Non vuole indebitarsi! Ma forse vuole sdebitarsi!

P. Vuoi sdebitarti con me Mauro? O forse con Enrica? O con Arianna?

  1. Siete veramente irritanti. E poi io non vi devo niente!

A. Sicuro di non dovermi niente?

E. Dai! Qualcosa lo devi pure a me, no?

P. Dopo avere arato tutti questi campi e raccolto tutti questi frutti …. anche io sono una creditrice…

M. Invece di continuare a tenermi sulla corda ditemi quale è la posta in gioco, così mi metto il cuore in pace.

A. Mettendo mano al portafoglio crede di mettersi il cuore in pace.

E. Una pace eterna…

P. Sotto la terra, in mezzo ai campi arati…

M. Ma a che gioco giochiamo? Io credevo di farvi un piacere a fermarmi qui con voi a fare il quarto al tavolo e invece mi minacciate. Ma che vi piglia a voi tre oggi?

P. Mi stupisce che tu non lo capisca Mauro. Per aiutarti ti dirò cosa ho letto oggi sul giornale.

M. Cos’hai letto oggi?

P. Ho letto che sta finendo il patriarcato. Secondo voi è vero o è la solita giornalista che scrive cose a vanvera?

E. A volte i giornalisti si documentano prima di scrivere i loro articoli.

P. A volte. Comunque secondo me è vero che il patriarcato si sta estinguendo e che vive i suoi ultimi giorni, anzi i suoi ultimi momenti, anzi i suoi ultimi secondi…

  1. Per carità! Volte ritornare normali? Cosa c’entra adesso la fine del patriarcato con una partita a carte?

A. Noi tre ci stiamo giocando questo.

M. Questo COSA?

A. La fine del patriarcato e della misoginia.

E. Questa è la posta in gioco, ci giochiamo il maschio infallibile.

M. Io proprio non vi capisco. Allora non volete dei soldi?

P. No, noi non vogliamo dei soldi.

M. Be’ allora posso stare tranquillo. Cominciamo?

A. Noi vogliamo tutto.

E. Tutto, tutto.

P. Ma proprio tutto.

  1. Ma tutto COSA?

P. Lo capirai alla fine della partita. Vero ragazze che Mauro capirà TUTTO alla fine della partita?

A. Ma certo che lo capirà, se ne avrà il tempo!

E. Anch’io credo che lo capirà, sempre che non debba andare ancora a comprare le sigarette o arare altri campi…

P. Finora ha voluto vincere sempre lui ma i tempi cambiano. I pesci muoiono ‘quando la Luna è nella settima casa e Giove è allineato con Marte…’, come dice la vecchia canzone…

(Musica. Tema da Aquarius: When the Moon is in the seventh house and Jupiter is alined with Mars…)

  1. Ma se è la prima volta che gioco a carte con voi!

P. Non mi riferivo certo alle carte ma a quello che sei…

A. Siamo uno contro tre. E lui non sa giocare! Sento già l’acquolina in bocca, forse oggi avrò la mia prima lezione di cannibalismo pratico con cavia umana… Che emozione!

  1. Quanto sei sibillina e oscura a volte Arianna… Invece di parlare per enigmi perché non cominciamo a giocare e ci sediamo finalmente intorno a questo benedetto tavolo?

P. Vuoi un tè caro? Hai bisogno di bere un po’ prima di giocare, sembri disidratato .

M. Ma sì grazie, mi è venuta una gran sete a furia di parlare con voi.

A. Ti senti bene?

M. Ho degli oscuri presentimenti….

E. Non ti preoccupare Mauro, non sembra ma per noi tre tu sei molto importante. Purtroppo sei uno e indivisibile.

A. Altrimenti ciascuna di noi si sarebbe già presa una parte di te e se la sarebbe portata a casa come delle tigri affamate.

P. Ma io non voglio condividerti con nessuna. Comunque non ti devi spaventare, qui la tua unità è salva, qui non rischi di andare a pezzi e di lasciarli in giro per i campi di grano come un qualche dio antico sacrificato durante un rituale della fertilità da ménadi impazzite…

M. Ma ricominci con questa storia dei campi?

P. Se vuoi potrei passare a parlarti della pastorizia e all’allevamento. Vuoi fare il pastore di pecore? O preferisci il ruolo di domatore di leonesse? A volte ci sono incidenti nel circo fra i domatori, a volte vengono divorati dalle tigri affamate…

  1. Io proporrei di sederci finalmente per giocare. Si sta facendo molto tardi.

A. Allora faremo soltanto una partita, una partita decisiva.

(TUTTI SI SIEDONO, in sottofondo musica: l’ARIA DEL CATALOGO dal Don Giovanni di Mozart. VENGONO DISTRIBUITE LE CARTE PER UNA PARTITA A POKER, SI FINGE UNA PARTITA)

A. Bene, cominciamo. Chi vince la posta in gioco deciderà poi cosa farsene. D’accordo?

P. Sì.

E. Certo!

A. E tu Mauro non ti allarmare, non ci sono soldi in palio, la posta riguarda solo noi tre.

  1. Siete sicure che io perda vero?

P. Credo proprio di sì, che perderai.

(segue l’aggiunta del maggio 2014)

M. Vi state tutte accanendo e coalizzando contro di me eppure…

A. Ma cosa dici mai!? E’ solo una tua impressione!

P. Tu invece non ti sei certo mai accanito contro di noi vero?

E. Secondo me non si è mai reso conto di tutta questa sua smania di potere.

A. Un’ubriacatura che nel maschio dura dai tempi di Noé, noto alcolista biblico. E che non è ancora finita purtroppo.

P. Dopo tutta quell’acqua l’alcool era il minimo che Noé potesse desiderare. Chissà quante botti di vino avevano stivato nell’arca, nascoste in mezzo a topi e babbuini. Questo però non sta scritto nei testi sacri, bisogna saperlo leggere fra le righe.

M. Non ce la posso fare contro voi tre messe insieme. Parlate, parlate, parlate sempre e non si capisce mai niente di quello che dite.

E. Eccolo, ha parlato l’uomo dell’arca, il patriarca con la demenza alcolica, la spugna dell’antico testamento ritornata fra noi dopo un lungo viaggio nelle cime abissali.

M. Siete veramente insopportabili, mi impedite di concentrarmi per la partita. E poi io non bevo, solo un bicchiere con gli amici ogni tanto. VOI VOLETE FARMI PERDERE! VOLETE FARMI PERDERE LA CONCENTRAZIONE PER FARMI PERDERE LA PARTITA.

A. Ehi ragazze, il macaco antidiluviano comincia forse a capire qualcosa!

P. Si è accesa la luce della coscienza nelle tenebre che ricoprivano le acque.

(CONTINUANO A GIOCARE LA PARTITA A POKER)

M. Vedo.

E. Sei sicuro? Non stai bluffando?

P. Mauro bluffa sempre.

M. Ricominciate come al solito?

A. TU ricominci come al solito, non NOI!

M. Sento sempre più che tira una brutta aria in questa stanza.

P. Quanto è perspicace l’uomo!

E. Sensibile!

A. Se ne accorge solo adesso?

Mauro. E finiamola questa partita. Smettetela di parlare, giocate, giocate.

A. Se tu conoscessi solo un po’ le nostre vere intenzioni non ci faresti così tanta fretta. Ma tu sei quello che sei, un dinosauro, un tirannosaurus rex, un fossile vivente…

M. Lo devo ripetere ancora? Ci concentriamo sulla partita? Sono stanco di sentire i vostri complimenti.

Piera. E va bene. Mettiamo le carte in tavola. INFATTI, VEDIAMO: Allora HO VINTO IO! Scala a colore, di fiori!

A. Full.

E. Doppia coppia!

A. Allora è proprio finita e tu hai perso, Mauro. Cosa facciamo adesso?

P. Può ritornare tutto come era prima solo con qualche problema di convivenza in più? Oppure …

E. … OPPURE bisogna liquidare il problema radicalmente e tornare a un sano e robusto matriarcato con gli uomini come fuchi e noi come api regine, sbarazzandoci una volta per tutte di questi uomini senza spirito, né coraggio, né timone per dirigersi… Uomini vuoti, impauriti e impossibili…

  1. … Oppure state zitte e la smettete di credere di avere voi in mano la situazione.

P. Mauro cosa dici? Perché ci interrompi? Cosa faccio adesso con Arianna e con Enrica? Come mi comporterò con loro da oggi in poi? Come mi comporterò con te? Odioso e desiderabile lo sei sempre stato e da oggi lo sei ancora di più! Come, come farò?

M. Come hai sempre fatto.

E. E’ impossibile, e tu lo sai bene. Ma tu ti accorgi di noi? O forse te ne accorgerai quando ormai per te e anche per noi sarà troppo tardi, purtroppo. Tu, che ci hai messe tutte nei guai per colpa del tuo narcisismo adesso hai perso. E noi tre dobbiamo decidere cosa farne di te! Tu ora non conti più niente, Piera ha vinto.

  1. E invece: sorpresa! Care mie ho vinto io. SCALA REALE: DIECI, JACK, DONNA, RE, ASSO. Scala reale DI CUORI naturalmente.

A. Dio mio, ha vinto lui!

E. Ha proprio vinto.

P. Quindi abbiamo perso. Ho perso. L’ho perso…

(MUSICA: I NOMADI, IO VAGABONDO)

ATTO 2

SCENA 1

(I DUE ANGELI IN CIELO COMMENTANO LA PARTITA E LA SUA CONCLUSIONE. SONO SEDUTE SULLO SCHIENALE DI DUE SEDIE (oppure appollaiate su grandi trespoli come due uccelli) E STANNO BEVENDO UN TE’. CIASCUNA HA UNA TAZZA IN MANO.)

G. Il tuo gran mutamento non ha cambiato proprio niente. Il tuo messaggio non ha funzionato.

F. Già sembrerebbe così. Tutto in apparenza è rimasto com’era prima. Il sogno che ho inviato a Enrica non ha cambiato di molto il corso inesorabile della situazione.

G. La storia non ha preso una piega diversa, soltanto hai impedito che Arianna si vendicasse su Piera. Comunque è già un buon risultato.

F. Certo se Enrica non mi avesse ascoltato e non fosse stata presa dalla curiosità non si sarebbe precipitata a casa di Piera e non avrebbe detto quello che ha detto.

G. Così si sono ritrovate tutte sulla stessa barca, con lo stesso destino. Tutte quante dominate dal desiderio per lo stesso uomo e dai suoi capricci, ma almeno hanno ritrovato se stesse, si sono confrontate le une con le altre e hanno scoperto di avere molte cose in comune, di essere molto simili fra loro.

F. Insomma hanno ritrovato l’unità, mentre prima erano divise e in conflitto senza neanche saperlo.

G. Sì, purtroppo però l’hanno ritrovata intorno a un nemico comune. Si sono alleate fra loro invece di sbranarsi a vicenda. Ma alla fine tutto questo non è servito a niente perché ha vinto Mauro con tutto il suo orgoglio, che adesso sarà ancora più grande.

F. Già, tutto questo è molto strano e devo dire che mi stupisce.

G. Ti stupisce nonostante la tua eccelsa mente angelica?

F. Sì, lo confesso, non pensavo che la faccenda finisse così.

(SUONA IL CAMPANELLO)

G. E chi sarà mai a quest’ora?

F. Perché parli in questa maniera così esageratamente umana?

G. A volte mi dimentico del mio stato angelico, scusami.

F. Non ti devi scusare basta solo che ti ricordi ogni tanto dove siamo.

G. Questo è il problema di noi gerarchie angeliche basse. Siamo troppo vicine al mondo, agli uomini. Il tempo ci sfiora anche se ne siamo fuori per fortuna. E questo è un gran vantaggio per la pelle!

F. Già peccato però che noi non abbiamo più la pelle mia cara. Ti sei dimenticata anche questo?

(IL CAMPANELLO SUONA DI NUOVO CON MAGGIORE INSISTENZA)

G. Ecco noi qui continuiamo a parlare e nessuno apre la porta. Arrivo! Ecccomi!

(Grazia SCENDE DAL TRESPOLO O DALLO SCHIENALE DI UNA SEDIA E VA A APRIRE UNA INVISIBILE PORTA. ENTRA MAURO. INDOSSA UN COSTUME NERO E HA DUE ALI BIANCHE, OPPURE E’ VESTITO COME PRIMA E HA DUE ALI BIANCHE)

G. MAURO! TU QUI?

M. Sì, sono Mauro e sono qui. E voi due chi siete? Dove mi trovo?

G. Io mi chiamo Grazia.

F. E io Fausta.

M. Piacere, Mauro (stringe loro le mani). Ma che strano posto!

F. Come mai sei già qui Mauro? E’ prematuro, sei ancora abbastanza giovane per…

  1. Che strano! Mi hanno fatto la stessa domanda poco fa. Ma adesso è tutto così confuso. Non riesco proprio a capire dove sono finito!

G. (rivolgendosi a F.) Glielo dobbiamo dire?

F. Aspetta ancora un po’, deve ancora abituarsi all’idea.

  1. Mi ricordo che ho vinto a carte, a poker. Avevo una scala reale di cuori. Poi ho sentito Arianna che urlava: NO, NON E’ GIUSTO NON PUO’ FINIRE COSI’ , NON PUO’ AVERLA VINTA ANCHE QUESTA VOLTA! ALLORA HA SOLLEVATO UNA SEDIA SOPRA LA TESTA E DOPO E’ ARRIVATA UNA SPECIE DI NEBBIA DENSA. ALLA FINE ECCOMI QUI DI FRONTE A VOI DUE, IN QUESTO STRANO POSTO. MA DOVE SONO ADESSO?

F. Sei fra due angeli caro.

G. Sei nella terra di mezzo…

M. Non capisco.

F. Fra l’aldiqua e l’aldilà…

M. Ancora non vi seguo…

G. Ma questo qui non capisce proprio niente!

F. Arianna ti ha rotto una sedia in testa, si è ripresa la posta in gioco.

G. E tu …sei morto!

M. Morto? Sono morto?

F. Morto, ma molto molto morto!

G. Morto e già sepolto. Ormai hai lasciato la valle di lacrime.

M. Morto? Sepolto? Pazzesco! Incredibile! Mi piaceva piangere nella valle di lacrime! … (pausa)… CAMBIAMO UN PO’ DISCORSO che è meglio… questo che fate mi dà ansia.

G. Non solo non ha ancora capito dov’è ma non vuole nemmeno sentirselo dire!

F. Mauro non ha mai ascoltato nessuno, finché non è arrivato alla sua fermata imprevista e improvvisa. Sai quanti ne arrivano di personaggi traumatizzati così qui, nella terra di mezzo?

G. E lo dici a me che faccio questo mestiere da quattromila anni? Sempre lì a convincerli, a consolarli, a orientarli in questa nuova dimensione. E loro: NIENTE! Continuano, si ostinano, a mantenere i loro vecchi meccanismi, la loro presunzione, la loro voglia di comandare come se fossero ancora sul pianeta Terra…

F. E a chi possono dare ordini qui? A te e a me?

G. Ma questi ci provano sempre, per loro la realtà non cambia mai, è un film già visto mille volte che si sono fatto da soli e in cui tutto deve sempre filare liscio come l’olio secondo un copione deciso da loro.

M. State parlando di me?

F. In realtà ci scambiavamo i nostri punti di vista su certi meccanismi inerziali.

M. Non ti seguo…

G. Non mi stupisce…

M. Senti carina, sarai anche angelica ma non mi sembri molto gentile

G. In un paese straniero si fa fatica a orientarsi. Diciamo che sei ancora in preda a vecchi schemi e a vecchi comportamenti che non vuoi, non puoi o non sai modificare. Ecco l’inerzia…

F. Poi c’è anche la forza inerziale della sedia sul tuo cranio che ha molto contribuito al cambiamento drastico della tua personalità e della tua essenza…

M. Essenza?

G. Insomma non sei più quello che eri prima. Diciamo, tanto per semplificare: prima acqua poi vapore. Sei sempre tu, ma diverso.

M. Siete strane voi due.

F. Ci risiamo, è ancora sulla Terra anche se è già in cielo.

G.Vediamo cosa riesce a dire adesso. Sarà veramente dura fargli capire che le cose per lui non sono più quelle di prima. Speriamo di non metterci cento anni.

M. Senti Fausta… Mi hanno detto che c’è un ristorantino su Plutone che è FANTASTICO! Non è che questa sera ci verresti con me, così solo per vedere se è veramente così buono come dicono? Tanto per far qualcosa, tanto per non annoiarsi! Se vuoi puoi portare anche la tua amica…

F. Non capisce proprio niente. Rispondigli tu altrimento me lo mangio, anche se non ho un tubo digerente…

G. Ma no Mauro, Plutone è TROPPO lontano, e poi è così buio, così triste…

M. E dove andiamo allora?

F. e G. Ma su VENERE, Mauro! Oggi ti portiamo su VENERE!

MUSICA: (Edith Piaf: ‘Non je ne regrette rien’)

FINE

1(dal Faust di Goethe).

Facebooktwitterpinterest