DONNA ISABELLA LERCIONI FELICIOTTIS

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Maurizio albertini

DONNA ISABELLA

LERCIONI FELICIOTTIS

2010

COPYRIGHT MAURIZIO ALBERTINI

TUTTI I DIRITTI RISERVATI

PERSONAGGI

Isabella Lercioni Feliciottis, nobildonna italiana del Rinascimento detta anche Monna Lisa

Margherita, sua sorella maggiore

Ferdinando, marito di Margherita

Cristoforo Colombo

Leonardo da Vinci

ATTO I

Scena 1

Una stanza all’interno di un ricco palazzo rinascimentale italiano con un tavolo, un caminetto, delle sedie, dei quadri alle pareti. Margherita e Ferdinando stanno facendo la prima colazione. L’epoca è fra la fine del ‘400 e gli inizi del ‘500.

FERDINANDO. Margherita, ti ho sentito!

Margherita. Non è vero Ferdinando.

F. Ti ho sentito, puzzi, non negare!

M. Senti marito caro, com’è vero che mi chiamo Margherita ti ripeto che non sono io, è Isabella.

F. La solita Isabella, non perde occasione di confermare quello che tutti pensano di lei. Da quanto tempo non si lava la nostra Isabella?

M. Da quando Cristoforo Colombo è partito, dal 12 ottobre.

F. E perché, se è lecito chiederlo?

M. Oso rispondere al mio signore e padrone, non si lava perché ha fatto un voto a Santa Toilette di Marsiglia, patrona del sapone, di non lavarsi finché Cristoforo non fosse tornato sano e salvo dal suo pericoloso viaggio oltremare.

F. Ma dove è andato Cristoforo Colombo? A Buenos Aires?

M. Ferdinando, sei proprio fuori fase. L’America non l’hanno ancora scoperta e tu dici queste stupidaggini? Come fa a essere andato a Buenos Aires se nessuno l’ha ancora fondata?

F. L’Argentina non esiste?

  1. No, L’Argentina non esiste.(lunga pausa) O meglio non esiste ancora, fra qualche anno la scopriranno e così potrai smettere di fare la solita figura da ignorante.

F. Ignorante ma ricco!

M. Almeno quello! Ma ti suggerisco di aprire più spesso il portafoglio che la bocca, ne escono cose più interessanti e fai più bella figura.

F. Stai dicendo che oltre che ignorante sarei anche avaro?

M. In ordine alfabetico, ammesso che tu sappia cosa vuol dire alfabeto, sei: avaro, ignorante e presuntuoso.

F. Quante qualità riunite in un uomo solo!

M. Più solo di quello che pensi mio caro. Beata solitudine, sola beatitudine!

F. Cosa stai insinuando temibile Margherita?

M. Niente, niente, un giorno forse capirai.

F. L’avaro ignorante, in ordine rigorosamente alfabetico, crede di avere capito: ti sei forse già trovata un altro come l’anno scorso?

M. Senti volpone, ti devo chiedere un grande favore.

F. Soldi?

M. Come sei perspicace, hai capito subito quello che volevo chiederti!

F. Non è difficile, praticamente mi chiedi solo quello. Alla mattina quando mi sveglio neanche mi chiedi se ho dormito bene o come sto!

M. Lo vedo sempre se hai dormito bene, russi come un trombone e mi tieni sveglia tutta la notte. Quindi non ho bisogno di chiederti niente. E poi tu stai sempre bene, passi il tempo a contare monete d’oro o a parlare con l’amministratore dei tuoi feudi sparsi ovunque. Sei felice di questo, non hai altro interesse che i tuoi interessi!

F. Adesso mi sembra che tu stia proprio esagerando. In fondo ti servono, i miei famosi interessi. O mi sbaglio donna Margherita?

M. Non so, forse. A volte sento che puoi anche avere ragione.

F. Cosa volevi dirmi allora, quanti soldi ti servono e per che cosa? Qual è il favore che vuoi da me?

M. Ho sentito delle voci in città, dicono che presto arriverà qui da Milano il famoso pittore Leonardo da Vinci!

F. E allora? Non lo conosco, non so chi è. Non l’ho mai sentito nominare. E’ così famoso?

M. Guarda, non saprei cosa rispondere a uno che al massimo legge le etichette sulle scatole di conserva.

F. Questa volta hai sbagliato tu, cara Margherita ti ho colto in fallo.

M. Sarebbe la prima volta, comunque sentiamo.

F. Le scatole di conserva le ha inventate un ufficiale di Napoleone Bonaparte per inscatolare la carne per il suo esercito, quindi nel Rinascimento non possono esistere! Hai sbagliato! Nonostante la tua laurea in lettere hai sbagliato! Come sono contento. (fra sé) Margherita ha sbagliato, Margherita ha sbagliato…

M. Basta Ferdinando! Non osare trattare così una LERCIONI FELICIOTTIS! Se non la smetti subito di prendermi in giro chiamo mio padre e gli dico come mi stai trattando, così ti farà spellare vivo sulla piazza di Ferrara e poi ti cospargerà di miele per deliziare i corvi!

F. Bisogna ammettere che hai sempre un grande senso dell’umorismo e che accetti umilmente le sconfitte.

M. Basta Ferdinando! La misura è già colma!

F. Certo basta poco per riempirla!

M. Ho detto basta! Stai zitto e ascolta me piuttosto. Nonostante tu sia affetto da una grave nevrosi da denaro…

F. Grave malattia di cui tu ti approfitti assai, mi sembra…

M. … e che i tuoi bassi interessi siano allo stesso livello di quelli di uno scoiattolo che conta le sue noci e le nasconde dentro a un albero, puoi diventare lo stesso un grande uomo, un mecenate.

F. Mecenate? Ecco un altro che non conosco, è famoso quanto Leonardo da Vinci?

M. E’ più famoso, e ha dato i suoi averi per l’Arte!

F. Ah! Non mi sembra una grande idea, diciamocelo Margherita.

M. Come sarebbe a dire che non è una grande idea! E’ una grandissima idea! I soldi di Mecenate hanno permesso agli artisti italiani di creare tutte le bellezze che ci sono in questo paese e che i bifolchi come te stanno adesso distruggendo con la loro mania per i soldi! A che cosa servono i soldi se non creano bellezza?

F. Potrei elencarti molti altri usi dei soldi, bellezza! Chi aveva detto che i diamanti sono i migliori amici delle donne? Non era forse una bella donna?

M. Basta Ferdinando! Non cercare di cambiare discorso! Attento!

F. Allora devo avere ragione, se minacci di farmi spennare come un pollo da tuo padre.

M. Voglio un mio ritratto dipinto dal genio, da Leonardo da Vinci! E tu oggi mi darai i soldi per questo ritratto Ferdinando.

F. Quanto costa il famoso genio?

M. Non è una questione di soldi! Margherita LERCIONI FELICIOTTIS DEVE AVERE UN SUO RITRATTO A OLIO ESEGUITO DA LEONARDO DA VINCI! Di questo non si discute.

F. Quanto?

  1. Mille ducati d’oro.

  1. F. Cosa? Mille ducati d’oro? Ma ti sei fritta quel piccolo ganglio nervoso che hai dentro quella dura cervice?

M. Non insultarmi Ferdinando!

F. Molti noti anatomisti dell’Università di Bologna affermano che il cervello delle donne sia più piccolo di quello dell’uomo. E’ stato anche dimostrato sperimentalmente dal grande anatomista Vesalio lassù nei paesi fiamminghi.

M. Ma è molto meglio collegato Ferdinando. Prima le macchine calcolatrici erano grandi come una stanza e adesso stanno in un palmo di mano, non so se mi spiego. La conosci la differenza fra una valvola termoionica e un circuito elettronico stampato in un chip? Sei tu il coglione qui mio caro. Grosso in certi casi significa soltanto: sei fesso!

F. Hai aggiunto una nuova dote al mio parco buoi: avaro, ignorante, presuntuoso e ora anche fesso! IO SONO FESSO MA RICCO, RICORDATELO sempre molto bene Margherita!

M. Hai solo un’intelligenza calcolatrice, tesa esclusivamente verso il lato materiale delle cose e non allo spirito! Una formica operaia fa una vita più sociale e più divertente della tua, brutto tesoriere taccagno!

F. Non cercare di farmi fesso con i tuoi discorsi da cicala che sa cosa è la bella vita! LA BELLA VITA VIENE PAGATA DALLO SCOIATTOLO! E ALLO SCOIATTOLO LA CICALA STA COMINCIANDO A ROMPERE MOLTISSIMO LE NOCI DA QUALCHE MINUTO A QUESTA PARTE CON LE SUE RICHIESTE! Io non te li do mille ducati, né ora né mai! Ma chi è questo Leonardo da Vinci, ma chi lo conosce? Fosse almeno un buon investimento! E’ così che si buttano via i soldi! Facendosi fare ritratti a olio da artisti moderni sconosciuti!

(entra in scena Isabella Lercioni Feliciottis)

Isabella. Cosa sono queste grida Ferdinando? Perché te la prendi così con mia sorella Margherita? Cosa ti ha fatto per farti arrabbiare così? (si avvicina a lui e lo bacia su una guancia)

F. Tua sorella con la consueta diplomazia tipica di voi Lercioni…

  1. LERCIONI FELICIOTTIS, prego. Vai Pure avanti.

F. … Lercioni Feliciottis, naturalmente, mi stava dando dello scoiattolo ignorante e fesso.

  1. Ma che carino! Uno scoiattolo! Ma se è un animale così carino lo scoiattolo! Con quella bella coda, si arrampica sugli alberi ed è così allegro. Perché ti sei offeso Ferdinando? A me sembra che mia sorella ti mostri affetto quando ti paragona a un animale così simpatico e vispo come lo scoiattolo.

M. Ecco diglielo anche tu Isabella che esagera sempre. Non si può proprio mai parlare con Ferdinando. Si offende subito, non ti lascia parlare mai, ti interrompe sempre. Io uno così permaloso non lo posso proprio più sopportare! (finge di piangere)

I. Perché fai piangere mia sorella? Non ti vergogni? Con tutto quello che lo nostra nobile casata ha fatto per te non puoi trattarla così!

F. Posso parlare?

M. Ferdinando stai bene attento a quello che stai per dire a Isabella, la piazza di Ferrara aspetta solo di vederti cosparso di miele!

F. Isabella, tua sorella vuole farsi fare un ritratto a olio da un tal Leonardo da Vinci, un pittore sconosciuto e senza alcun talento che sta per arrivare in città.

I. Ma che bella idea! Anch’io ne voglio uno! ISABELLA LERCIONI FELICIOTTIS NON PUO’ NON AVERE UN RITRATTO A OLIO ESEGUITO DA LEONARDO DA VINCI!

F. Un altro? Due ritratti? Duemila ducati d’oro? Ma che vi è preso a voi due sorelle? Cosa è questa improvvisa mania dell’immagine? Cosa sta succedendo in questa casa?

STA ARRIVANDO LA CRISI E IO NON ME NE SONO ACCORTO?

M. Ferdinando voglio che mi prepari i mille ducati per Leonardo così appena entra in città potrò subito chiedergli di venire da me per il ritratto.

Isabella. Non essere così precipitosa sorella, io voglio che il ritratto Leonardo la faccia per primo a me, che sono la più bella.

M. L’idea del ritratto è mia, quindi sono io quella che ha il diritto di precedenza su di te e su chiunque altro. Intesi?

  1. Margherita, ce li hai i soldi?

M. Ce li avrò fra pochi secondi. Ferdinando?

F. Sì cara?

M. Apri la cassaforte e dammi subito mille ducati d’oro!

F. Cara, come sei diventata cara!

M. Non fare lo spiritoso con me, STAI PARLANDO CON MARGHERITA LERCIONI FELICIOTTIS!

F. Ma non sai dire altro? Comunque non ho mille ducati d’oro in cassaforte oggi, al massimo ce ne saranno trecento.

  1. Vedi sorella che non hai i soldi per Leonardo? Io invece li ho!

F. Tu li hai?

M. E come fai a averli?

I. Me li ha appena inviati Cristoforo con un vaglia postale dall’America, precisamente da New York.

F. Chi te li ha mandati?

  1. Uffa Ferdinando, Cristoforo, Cristoforo Colombo, il grande navigatore, il mio nuovo fidanzato.

F. E cosa ti avrebbe inviato Cristoforo Colombo?

I. Mi ha inviato mille dollari! (mostra un fascio di banconote verdi tolto da una tasca)

F. Ma Isabella cos’è questa roba? Sono solo dei foglietti di carta verde! Questi non sono soldi!

I. Sono dollari americani, mille dollari americani con cui io mi pagherò un ritratto fatto da Leonardo da Vinci!

F. Ma siamo nel Rinascimento Italiano! Questi foglietti qui adesso non valgono niente!

I. Mille dollari non varrebbero niente secondo te?

F. Mi spiace Isabella, credimi, ma è così. Anche se Cristoforo Colombo te li ha mandati dall’America, da questo strano posto, come hai detto che si chiama?

I. New York. NEW YORK!

F. Ecco,sì, Niu-iocc, un posto sconosciuto e che nessuno ha mai sentito nominare.

M. Come Leonardo da Vinci.

F. Non interrompermi Margherita. QUINDI ANCHE TU NON PUOI PAGARE IL PITTORE, IL GENIO SCONOSCIUTO!

I. Non credo a una parola di quello che dici! Se Cristoforo mi ha mandato mille dollari da New York vuol dire che hanno un valore, vuol dire che LUI mi ha fatto un regalo di valore.

M. Senti Isabella, lo so che è triste per me doverlo ammettere ma temo che questa volta, solo questa volta intendiamoci, Ferdinando abbia ragione. New York non esiste ancora, l’hanno fondata gli olandesi nel 1600 e l’hanno chiamata Nuova Amsterdam, solo molto tempo dopo gli inglesi l’hanno chiamata così, Nuova York. I dollari, prima chiamati talleri, non hanno ancora corso legale da noi, è troppo presto!

I. Lo dici solo perché sei invidiosa. Non riesci a accettare che io abbia i soldi per il ritratto mentre tu non ce li hai. Comunque io non credo a una sola parola che mi dite voi due. Non vi sopporto! Vi detesto!

(Esce di scena Isabella molto arrabbiata, dopo poco le luci si spengono in scena per far uscire Margherita e Ferdinando)

Scena 2

(Luci riaccese. Isabella rientra nella stessa sala di prima, è da sola adesso)

Isabella. E adesso cosa faccio? Come posso io DONNA ISABELLA, DETTA MONNA LISA dagli amici di Firenze, farmi fare un ritratto da Leonardo da Vinci senza soldi?

(entra in scena Leonardo da Vinci in costume da pittore, con una lunga palandrana)

Leonardo. Permesso si può? C’è nessuno qui?

  1. Avanti prego. Lei chi è scusi? Chi l’ha fatta entrare qui?

L. Il maggiordomo della villa mi ha aperto il portone e mi ha indicato dove è il salone dei ricevimenti. Mi sono presentato qui perché mi è stato dato l’incarico da Messer Ferdinando di fare un ritratto a sua moglie Margherita Lercioni…

I. …Feliciottis!

L. Prego?

I. Lercioni FELICIOTTIS, MARGHERITA LERCIONI FELICIOTTIS. QUESTO E’ IL NOME COMPLETO.

L. CERTO, LERCIONI non è molto bello da solo, fa sporco, come di uno che non si lava mai. (annusa) Anche se in effetti io una certa qual puzza la sento comunque.

I. E’ solo suggestione, un fattore psicosomatico certamente.

L. Non so cosa lei stia dicendo, ma io adesso sento proprio quella tipica puzza di una che non si lava da mesi.

I. Invece di lasciarsi trascinare vanamente dalle sue fantasie olfattive si presenti e mi dica come si chiama, perché lei non l’ha ancora fatto e io non amo parlare con gli sconosciuti. Lei non mi pare una persona maleducata, è troppo ben vestito per questo.

L. Infatti. Io amo il pulito e gli abiti eleganti e raffinati. Mi chiamo Leonardo da Vinci.

I. Leonardo! Leonardo da Vinci!

L. Lei sa chi sono?

I. Certo, la sua fama la precede. Chi non conosce il genio di Leonardo e la sua bottega di pittura di Milano? E’ una gioia per me saperla qui.

I. Con chi ho l’onore di parlare?

I. Sono ISAB…, ehm, sono MARGHERITA LERCIONI FELICIOTTIS, LA MOGLIE DI MESSER FERDINANDO, la persona cui lei deve fare il ritratto!

L. Piacere di conoscerla, io credevo che non fosse in casa e che avrei dovuto attendere il suo ritorno. Il maggiordomo mi aveva detto che era fuori con suo marito.

I. La servitù non sempre è al corrente di tutti i nostri movimenti, non possiamo certo dire sempre a tutti dove siamo e cosa facciamo. Lei che è un uomo di mondo potrà certamente capire questa discrezione tutta femminile.

  1. Certo, certo, è bene ogni tanto tenersi celati agli occhi degli invidiosi e dei pettegoli. Ma, visto che ci siamo parlati, vorrei darle un appuntamento per il primo incontro. Devo fare il disegno preparatorio per il ritratto e vorrei cominciare subito. Potrebbe venire già domani mattina alle nove nel mio studio di pittura? E’ accanto al duomo, l’ho appena aperto, tutti sanno dov’è.

I. Sarò certamente da lei domani alle nove in punto, non mancherò, non ne dubiti. Arrivederci a domani caro Maestro.

L. Arrivederci donna Margherita.

(Leonardo esce di scena)

Isabella. Che fortuna! Ecco come mi farò fare il ritratto! Con i soldi di Ferdinando e in barba a mia sorella! Adesso devo inventarmi il modo per farlo di nascosto e in fretta, prima che se ne accorgano. Ma ecco che arrivano.

(entrano in scena Margherita e Ferdinando)

Margherita. Eccoci di nuovo a casa, purtroppo Leonardo da Vinci non c’è più, il maggiordomo mi ha detto che se ne è andato via quasi subito dopo essere arrivato. Che impaziente! Non ha voluto aspettare neanche dieci minuti.

F. Però la caparra di cinquecento ducati per il quadro l’ha intascata in fretta ieri, quando gli ho parlato!

  1. Ciao Isabella. Che aria allegra che hai oggi! Cosa ti è successo?

I. Niente d’importante cara sorella, forse ho concluso un buon affare oggi.

F. Un buon affare Isabella? Io pensavo che tu fossi felice per l’arrivo di Cristoforo Colombo.

  1. Cristoforo? Non era Leonardo da Vinci che è appena arrivato in città?

F. Leonardo è arrivato ieri, oggi sembra che sia arrivato Cristoforo Colombo, direttamente dall’America!

I. Dio mio Cristoforo è qui, dovrò lavarmi subito!

F. Era ora Isabella, cominciavamo a non poterne più del tuo voto a Santa Toilette di Marsiglia.

I. Come farò con Leonardo da Vinci?

M. Cosa stavi dicendo a proposito di Leonardo da Vinci cara Isabella?

I. Niente, niente sorella cara.

M. A proposito, non è che lo hai incontrato per caso? Il maggiordomo mi ha detto che è stato in casa dieci minuti e che poi se n’è andato via tutto soddisfatto. Non è che vi siete visti?

I. Di sfuggita, forse ho visto uno sconosciuto che passava di qui, ma non ho pensato che potesse essere Leonardo da Vinci.

M. Isabella, non mentire! SEI UNA LERCIONI FELICIOTTIS! I LERCIONI FELICIOTTIS HANNO UNA DIGNITA’ E UN ONORE DA MANTENERE, RICORDATELO! ALLORA, HAI VISTO O NO LEONARDO DA VINCI?

I. Ebbene sì, l’ho visto. E allora? Cosa c’è di male a parlare con Leonardo da Vinci? Non si consuma se gli parli, non te l’ho sciupato!

M. Cosa gli hai detto?

I. Non sono tenuta a rispondere a tutte queste domande!

F. Isabella, rispondi a me e a tua sorella per piacere. Cosa vi siete detti?

I. Gli ho chiesto di farmi un ritratto a olio e lui ha accettato, come è vero che mi chiamo Isabella, detta MONNA LISA!

M. Leonardo non farà mai un ritratto a una che si chiama MONNA LISA! IO NON LO PERMETTERO’ MAI, PAROLA DI MARGHERITA LERCIONI FELICIOTTIS!

I. STAI ANDANDO CONTRO LA STORIA CARA SORELLA, Leonardo mi farà il ritratto, ne sono sicura!

  1. E tu stai andando contro la logica, MONNA LISA. Non hai i soldi per pagarti il ritratto mentre io ce li ho, i quattrini, i mille ducati. Cosa mi sai dire adesso?

  1. Già, cosa ti dirò? Cosa ti posso dire? Ecco sì, io ti posso dire cara Margherita che Leonardo sicuramente accetterà di farmi un ritratto anche se non ho i soldi per pagarmelo. Ecco cosa ti dico. E poi ti dico anche che non ti sopporto e che ti detesto!

(ISABELLA ESCE DI SCENA ARRABBIATA)

F. Siamo alle solite. Non ne posso più di tua sorella e delle sue crisi isteriche!

M. Non parlare male di mia sorella, e’ una LERCIONI…

F. …FELICIOTTIS… ma tu non sai dire altro? Lercioni di qui, Feliciottis di là, e basta adesso! Smettila con questo tuo delirio genealogico!

M. FERDINANDO, come osi parlare così a una nobildonna! A una Lercioni…

F. … Feliciottis? De’ SORDASTRIS? PERMALOSIS? Gran ROMPINOCIS?

(le luci si abbassano, musica)

ATTO II

Scena 1

(ENTRA IN SCENA CRISTOFORO COLOMBO CON IL SUO TIPICO ABITO CINQUECENTESCO, si rivolge con accento genovese a Margherita e a Ferdinando che sono già in scena)

CRISTOFORO C. Ecco qui, direttamente dalle Indie Occidentali, il vostro CRISTOFORO COLOMBO!

Margherita. Cristoforo sei tornato finalmente! Allora erano vere le voci che dicevano che eri appena tornato in città.

C. Sono tornato con il transatlantico, sono sbarcato l’altro ieri a Genova, a Zena.

  1. Con il transatlantico? Ma non eri partito con tre caravelle?

C. Certo che ero partito con tre caravelle, ma erano così scomode, ma così scomode che ho pensato di tornare a Genova con il transatlantico e per di più anche in prima classe! Non c’è paragone! E la prossima volta prendo l’aereo invece del transatlantico.

F. Non capisco una parola di quello che dici.

M. Ferdinando non fare la solita figuraccia, anche se non sai cosa è un aereo fai finta di saperlo per piacere.

F. Quanti alberi e quante vele ha un aereo?

C. Non ha alberi e non ha vele un aereo!

F. Allora quanti ne ha un transatlantico?

C. Non ha alberi né vele neanche lui.

F. Ah, l’aereo e il transatlantico vanno dunque a remi?

C. Tutti e due vanno con l’elica!

F. Cos’è un’elica Cristoforo?

C. L’elica è una specie di grande vite senza fine che si avvita velocemente in aria o in acqua. L’ha progettata Archimede e l’ha perfezionata Leonardo da Vinci!

F. Leonardo da Vinci! Ancora lui? Comincia a scassarmi le noci assai questo maledetto Leonardo da Vinci! Accidenti a lui, al genio!

Cristoforo. Ferdinando cosa ti succede? Margherita cosa succede a tuo marito?

F. Porco da Vinci, maiale da Vinci, suino da Vinci. Vinci un suino, chiamalo Leonardo, e poi fai delle belle salsicce con il toscano pieno di genio…!

M. Ferdinando è un po’ arrabbiato con Leonardo da Vinci ultimamente.

C. Ma perché è così arrabbiato?

M. Perché non vuole pagargli mille ducati d’oro per un ritratto a olio che dovrebbe farmi. Pensa che siano troppi. Ma adesso parliamo di te Cristoforo. Come è andato il tuo viaggio? Cosa hai scoperto?

  1. Ho scoperto l’America cara Margherita. Un grande business, adesso vendo blue jeans ai cow boys!

F. Cosa stai dicendo Cristoforo? Non capisco niente di quello che dici.

C. E poi vi ho portato questi (estrae un grande sigaro da una tasca della giacca).

M. Cosa è questa specie di salsiccia marrone? Non ha proprio un bell’aspetto.

C. Lo devi mettere in bocca e poi…

M. Mio Dio, che schifezza!

C. …poi lo devi accendere e aspirare il fumo…

M. Cristoforo che cosa orribile! Io dovrei mettermi in bocca questo coso…

C. …Sigaro, cubano, un’Avana per la precisione. E’ molto ma molto costoso. Sono foglie di tabacco fatte seccare e poi arrotolate.

F. Ecco una cosa che qui sicuramente non prenderà mai piede. Chi vuoi che si metta a fare cose così strane e disgustose? Mettersi in bocca delle foglie secche e poi dargli fuoco! Ma cosa ti è successo in mare Cristoforo? Stai bene? E poi cosa dicevi prima: Blue jeans, Cow boys, Tabacco? Cosa vuol dire?

C. Va bene, vi do la traduzione: vendo dei pantalonacci di tela di Genova tinta di blu a dei vaccari indigeni, dei butteri americani. Blue jeans ai cow boys. Sono pantaloni molto robusti che ho inventato io per i miei marinai e vanno a ruba. Laggiù li indossano tutti, ma proprio tutti.

M. Che gente volgare deve essere, tutti vestiti come dei bovari o dei marinai genovesi!

C. Ne volete un po’? (prende dal tavolo un sacchetto di patatine fritte, lo apre, ne mangia un po’ e dopo le offre a Margherita e Ferdinando)

M. E queste cosa sono Cristoforo?

  1. Patate. Anzi patatine fritte.

M. E da dove vengono fuori queste … patate?

  1. Le ho scoperte in America, sono dei tuberi molto gustosi.

F. Tuberi? Gustosi?

C. Certo molto gustosi (offre), ne volete ancora? E poi ho scoperto anche questi due frutti (estrae una melanzana e un pomodoro dalle tasche) e ve li ho portati. Servono per fare il sugo di pomodoro della pastasciutta e per le melanzane alla parmigiana.

M. Cristoforo! Cosa stai dicendo? Qui non esiste il sugo di pomodoro! E poi chi sono le melanzane di Parma?

C. Ma come fate a essere così ritardati? Tutti sanno cos’è il sugo di pomodoro o hanno mangiato le melanzane alla parmigiana. Tutti tranne voi retrogradi, mummie imbalsamate! Ma dove sono finito? Come fate a non conoscere l’ABC della cucina italiana? Ma cosa mangiate di solito?

M. Cristoforo, cosa ti è successo? Non ti riconosco più. Da quando sei tornato sembri diventato un altro uomo. Parli in maniera incomprensibile, mangi cose strane e improbabili, fumi foglie secche, non stai mai fermo. Cosa dirà Isabella appena ti vedrà?

C. A proposito dov’è la mia bella fidanzata?

F. E’ andata a lavarsi.

C. Cosa?

F. E’ andata a lavarsi, la Lercioni.

M. Ferdinando! Lercioni Feliciottis, Ferdinando.

F. Ecco che ricomincia con la solita musica!

(le luci si abbassano)

Scena 2

Isabella è insieme a Leonardo da Vinci, seduta nello studio del pittore. Si vedono un cavalletto con il ritratto della Gioconda, alcune sedie e un tavolo. Leonardo è accanto al cavalletto con pennelli e tavolozza, indossa un camice da pittore.

Leonardo. Ecco cara nobildonna Margherita, ancora poche pennellate e l’abbozzo del quadro sarà terminato.

Isabella. Posso alzarmi adesso per ammirarlo, anche se è ancora incompleto?

  1. Certo, certo, si alzi pure cara signora. Sappia però che ci vorrà ancora molto lavoro perché il quadro sia concluso.

(Isabella si alza e va verso il quadro)

I. Certo è molto somigliante, con questo sorriso ambiguo e vagamente androgino. Complimenti Maestro Leonardo, adesso posso andarmene tranquilla.

L. Donna Margherita, posso chiederle una cosa?

I. Certo Maestro, chieda pure.

L. Suo marito, Messer Ferdinando, mi ha già dato metà del denaro che ho chiesto per il dipinto, cioè cinquecento ducati.

I. E allora?

L. Vorrei sapere quando avrò il resto del denaro.

  1. Quando avrete terminato il quadro avrete il resto del denaro Maestro Leonardo. Non prima. Voi siete famoso per tirare alla lunga i vostri dipinti. Li cominciate e non li finite mai. Corre voce che alcuni vostri quadri restino incompiuti per decenni e io non voglio che questo accada anche al mio ritratto. Quindi verrete pagato alla consegna, quando sarà finalmente finito.

L. IO pensavo invece che se non mi darete il restante della somma, gli altri cinquecento ducati, non continuerò il dipinto, anche se mi dispiace molto perché trovo il soggetto affascinante e sento che c’è qualcosa di buono in questa mia opera.

I. Non siate così avido e impaziente Maestro, in fondo dobbiamo ancora vederci e frequentarci a lungo per le prossime sedute di pittura. Perché rovinare tutto con i soldi? Li avrete i vostri ducati, ve lo assicuro. Prima però dovrete terminare il lavoro iniziato.

L. Non voglio litigare con voi Madama Margherita ma io avrei una certa fretta, non so quanto mi fermerò in questa città. Presto dovrò tornare a Milano per completare gli affreschi del Castello Sforzesco.

  1. Molto bene allora, prima finirete, prima verrete pagato e prima partirete. Arrivederci Maestro. (lo bacia su una guancia e gli accarezza la testa) Lo sapete che mi piacete molto? Quando ci rivedremo?

L. Domani, sì domani alle nove di mattina, anzi no, venite pure anche oggi, oggi pomeriggio alle tre, anzi no venite pure fra un’ora, il tempo di temperare due matite e sono a vostra completa disposizione…

I. Sì, verrò fra un’oretta, così potremo temperare insieme la vostra matita preferita, caro Maestro

L. Anche se è colorata?

I. Tutte le matite che vorrete ve le tempererò, purché il mio ritratto…

L. Il vostro ritratto sarà pronto fra una settimana e se mi aiuterete con le matite non vi chiederò nulla in cambio…

  1. Come posso dire di no al mio gattone, al mio Leonardone, al mio bel micione… Io adoro fare la temperamatite… io vi tempererò tutto… sarò la vostra temperanza…

(ISABELLA E LEONARDO COMINCIANO A DANZARE. MUSICA E DANZA IN STILE RINASCIMENTALE)

Scena 3

(Isabella esce, resta Leonardo che dipinge e canta felice, sedotto da Isabella. Subito dopo entrano Margherita e Ferdinando)

Leonardo. Buongiorno Signori, in cosa posso esservi utile? Oh, scusatemi Messer Ferdinando non vi avevo riconosciuto. Chi è la signora che vi accompagna, chi ho l’onore di salutare?

F. Maestro Leonardo da Vinci questa è mia moglie MARGHERITA LERCIONI FELICIOTTIS, la donna alla quale voi dovrete fare il ritratto.

  1. Impossibile Messer Ferdinando, vostra moglie è già stata qui stamattina e abbiamo già fatto la prima seduta di pittura insieme. Ecco qui l’abbozzo del ritratto. (mostra il quadro, la GIOCONDA, ai due)

Ferdinando e Margherita. (dopo averlo guardato gridano insieme) ISABELLA!

  1. Cosa avete detto?

F. ISABELLA! Questa è Isabella! Maestro Leonardo voi avete fatto il ritratto a Isabella che è la sorella di mia moglie, non a mia moglie! Vi siete sbagliato! Avete fatto il ritratto alla persona sbagliata e io non vi pago più!

L. Io non mi sono sbagliato per niente. E’ lei che si è presentata come Margherita quando sono venuto a casa vostra ieri per prendere gli accordi per iniziare il dipinto. Come facevo a sapere che invece era Isabella?

F. Avete ragione Maestro Leonardo, non è colpa vostra, voi non potevate sapere che Isabella non era mia moglie, ma Isabella invece sapeva bene chi eravate voi e ha approfittato della nostra assenza per imbrogliarci e farsi fare il ritratto.

  1. La furbastra! (recita imitando Isabella) ‘Io mi farò fare il ritratto comunque anche se non ho i soldi’. Ci ha menato bene per il naso!

L. E IO COSA FACCIO ADESSO MESSER FERDINANDO?

F. E cosa volete fare Maestro Leonardo? Farete il quadro che dovevate fare, farete il RITRATTO a Margherita, a mia moglie, ritratto per il quale siete già stato pagato per metà da me!

L. Non se ne parla nemmeno! Io ho già cominciato a fare il dipinto che vedete e non ho nessuna intenzione di farne un altro. D’altronde non ne avrei neanche il tempo perché fra una settimana al massimo dovrò essere di nuovo a Milano.

F. Ma io vi ho dato cinquecento ducati!

L. Non mi importa niente, io ho già cominciato questo lavoro e questo porterò avanti. I vostri litigi familiari non mi riguardano né mi interessano.

F. Se la pensate così rivoglio indietro i miei soldi!

  1. Ma neanche per sogno! Il lavoro è già stato iniziato e io non vi restituisco un bel niente, anzi, vi garantisco che lo finirò questo ritratto e che sarà il migliore che avrò mai dipinto!

M. Aaah! Sto male! Isabella avrà un ritratto e io non avrò niente! Lei diventerà immortale e di me non si ricorderà più nessuno! (PIANGE)

F. E chi se ne… può curare di questo piccolo, inutile particolare cara moglie. Quello che conta è il presente, i miei cinquecento ducati che se ne vanno in fumo, anzi in olio!

L. Madonna Lercioni, per me quello era il VOSTRO ritratto finché non avete varcato la soglia del mio studio. Se vostra sorella MONNA LISA vi ha gabbato credetemi, mi dispiace molto. Veramente.

M. Non diciamo stupidaggini caro il mio genio, si vede da lontano che Isabella vi ha fritto il cervello e che siete già innamorato di lei, come tutti gli uomini del resto. E’ molto brava in questo la cara Monna Lisa. E’ solo per questo che il suo ritratto sarà il migliore che farete: perché la amate, perché la desiderate moltissimo. O mi sbaglio forse?

F. Margherita, non essere gelosa di tua sorella, il tuo psichiatra non vuole che tu dica queste cose.

M Il mio caro psichiatra, accidenti a lui e al suo elleboro, non conosce Isabella! Lei faceva già la smorfiosa a cinque anni con tutti i maschietti della città, per non parlare di suo padre, che se lo rigirava come e quando voleva, il povero cretino!

F. Ma prima non mi avevi detto che era un gran duro e che mi avrebbe spellato vivo sulla piazza di Ferrara?

M. Ferdinando! Ti ricordo che stai parlando con una Lercioni Feliciottis!

F. E vai! Un’altra volta la stessa musica!

Pausa, silenzio

Leonardo. Donna Margherita ha ragione, io mi sono… innamorato di Monna Lisa.

M. Aah! Lo sapevo! E adesso scommetto che a lei farà il ritratto e a me no! Aaah! Sto male! Se la prendo quella serpe di mia sorella le faccio ingoiare prima il tubo del bianco di titanio e poi quello del bianco di zinco e poi il verde vescica e poi il blu di Prussia… Tutti i colori le faccio ingoiare, uno dopo l’altro dal rosso al violetto! Tutta la scala dei colori, con l’imbuto. Poi glieli faccio sputare sulla tela così mi faccio da sola un Pollock e un Picasso… Aaah! Aaah! Aaah!

F. Calma Margherita, calmati, vedrai che il Maestro Leonardo ascolterà le tue ragioni e farà il ritratto che deve fare. Vero Maestro?

L. Ma neanche per sogno! Io farò questo ritratto e basta! I soldi fateveli dare da Monna Lisa perché io non vi restituisco proprio niente! E adesso lasciatemi in pace! Devo creare il mio capolavoro!

M. Aaah! Il suo capolavoro! Ha detto il suo capolavoro! Con Monna Lisa e non con me! Aaah! Ma io mi vendicherò, sì, io mi vendicherò maledetta Isabella!

(escono di scena Ferdinando e Margherita)

MUSICA

Scena 4

Leonardo dipinge e canta, dopo un po’ entra Cristoforo Colombo

CRISTOFORO. Buongiorno Maestro!

LEONARDO. E voi chi siete Messere?

C. Io sono Cristoforo Colombo, il famoso navigatore genovese.

L. Mai sentito nominare.

C. … Il famoso navigatore genovese…

  1. Non so chi lei sia. Il suo nome non mi dice proprio niente CARO MESSERE.

C. Invece MI DICONO che lei sia un pittore di grande fama: il geniale ‘LEOPARDO’ da Vinci. Ma a me questo nome non diceva proprio niente prima di avere incontrato Monna Lisa poco fa.

L. Monna Lisa? Intendete dire: Isabella Lercioni Feliciottis?

C. Certo, proprio lei, LA MIA FIDANZATA.

L. La vostra fidanzata?

C. Sì, caro il mio imbrattatele, la mia fidanzata storica.

L. A me pare molto giovane invece.

C. Non fare finta di non avere capito altrimenti con le tue tele io ci faccio le pezze per le vele delle mie navi. Altro che quadri e ritratti. Poi te la do io una mano di bianco, caro il mio imbianchino, così il tuo pennello lo vai a intingere e mescolare da un’altra parte.

L. Sempre più volgare, un vero barbaro del Nuovo Mondo.

C. Qui mi si insulta! Qui io, adesso, ordino e decreto la tolleranza zero, come a New York contro le gangs del Bronx!

L. Ma non si capisce proprio niente di quello che Lei dice Messere! In che lingua parla lei, caro Messer Piccione!

C. COLOMBO! CRISTOFORO COLOMBO, NON PICCIONE!

L. PICCIONE, Colombo, papero, è quasi la stessa cosa, starnazza troppo e mi sta facendo perdere la concentrazione…

C. Adesso ti concentro un pugno sul grugno da Leopardo.

L. Chiariamo bene i termini della questione: io mi chiamo Leonardo…

  1. Ma certo, tu sei Leonardo come io sono Cristoforo Papero.

L. Un famoso pittore del Nuovo Mondo, mi sembra che si chiami Waldo Disneyo, ha dipinto molte scene con paperi e topi e tu mi fai venire in mente uno dei suoi stupidi personaggi proprio adesso. E poi lo sai che oltre che averlo, il becco da piccione o da papero idiota, sembri esserlo, un becco…..

c. Stai peggiorando la tua già difficile situazione, petulante felino a colori. Adesso ti riduco al bianco e nero, così impari bene la lezione sulle conseguenze del fare i ritratti alle fidanzate altrui.

(Cristoforo comincia a spintonare e a aggredire Leonardo, poi comincia una vera zuffa fra i due che se le danno di santa ragione. Improvvisamente rientra Isabella.)

(E’ rientrata Isabella e osserva i due che si picchiano)

Isabella. (si mette a ridere) Ah, ah, ah. Ah, ah, ah. Cristoforo contro Leonardo. Ah, ah, ah. Fantastico!

(i due smettono di colpo di azzuffarsi appena sentono le risate e la guardano) Be’? Cosa c’è da guardare? Perché mi fissate così voi due?

C. Isabella…!

L. Monna Lisa…!

I. Cosa volete da me? Cosa c’è?

(entrano di colpo anche Margherita e Ferdinando)

M. Isabella…!

F. Isabella…!

I. Anche voi? Ma che cosa ho fatto? Perché mi guardate tutti in questa maniera strana? Cosa succede?

F. Non dirmi che sei qui per caso!

I. Certo Ferdinando, veramente passavo di qui proprio per caso e ho sentito delle urla. Allora sono entrata per vedere cosa stava succedendo. A quel punto ho visto Leonardo da Vinci che le prendeva di santa ragione da Cristoforo Colombo e sono intervenuta per dividerli…

L. Monna Lisa, quello che dici non è vero. Tu sei venuta qui per farti fare il ritratto da me, non sei ‘entrata per caso’!

C. Isabella, tu sei venuta qui solo per incontrare Leonardo!

  1. Sorella, tu sei venuta qui al mio posto!

  1. Uffa, uffa, uffa! Allora diciamo che avete tutti e tre ragione!

F. Rivoglio i miei ducati d’oro. Subito!

C. Ma Ferdinando a chi vuoi che importino i tuoi ducati! (rivolto a Isabella) Isabella, io non voglio che tu frequenti ancora questo ladro di immagini di donne altrui!

I. Perché altrui Cristoforo?

C. Cosa vorresti insinuare Isabella Lercioni Feliciottis? Forse che non hai ricevuto abbastanza regali da me ultimamente? Non ti ho inviato mille dollari da New York l’altra settimana?

I. Anche tu parli solo di soldi, anche tu vuoi comprarmi. Non sei molto diverso da questo individuo gretto e meschino, attaccato al soldo e a mia sorella (indicando Ferdinando). E poi i tuoi dollari sono solo carta straccia, almeno per i prossimi tre secoli. Ho deciso: non ti voglio più bene!

C. Ma sei impazzita? Cosa vuol dire ‘ho deciso, non ti voglio più bene’? Voler bene non è una cosa che si decide, è una cosa che si sente!

I. Io ho deciso! Per me è così e basta!

C. Io ho deciso di romperti la testa invece. Così ti accorgerai finalmente di cosa significa scoprire l’America. A suon di ceffoni te la faccio scoprire, un nuovo mondo ti faccio scoprire io, Cristoforo Colombo, un mondo di botte!(si scaglia contro Isabella)

(INTERVIENE LEONARDO DA VINCI)

L. EH NO! Adesso basta! Non posso permettere che Monna Lisa sia trattata così male da un cafone americano!

I. Bravo Leonardo, fagli vedere che uomo sei, ficcagli un pennello in un occhio a questo marinaio ignorante, sbruffone e pieno di vento!

M. Finitela voi due! E tu Isabella smettila di aizzare Leonardo da Vinci contro Cristoforo Colombo! Sei tu che hai provocato tutto questo, quindi smettila subito di fare la smorfiosa!

I. Leonardo, per piacere non ascoltare MAI quella mummia di mia sorella. Dagliele di santa ragione a Cristoforo, così imparerà a trattarmi male. Io poi saprò come ringraziarti.

L. Posso sperare che tu… e io…

I. Certo caro Leonardo, tu e io. Tu diventerai famoso grazie a me e io anche, grazie a te. Invece di quel cretino di Cristoforo Colombo con la sua ridicola scoperta vedrai che PRESTO non se ne ricorderà più nessuno. NE SONO SICURA! COME E’ VERO CHE MI CHIAMO ISABELLA LERCIONI FELICIOTTIS!

C. Isabella, quindi tu e io?

I. Cristoforo, lasciami in pace, non ti voglio più vedere! L’arte mi chiama! Tu parti pure, tanto io in America con te non ci vengo! Io vado a Parigi, vado al Louvre con Leonardo! Vado verso i Campi Elisi, vado verso l’immortalità!

F. E io vado verso la bancarotta!

M. E io vado verso mia sorella a mani aperte (si scaglia contro Isabella per darle una sberla in faccia).

L. Donna Margherita non si comporti così! Sua sorella è molto volubile ma ha donato al mondo il quadro più famoso della storia!

M. Il ritratto di una grande isterica con il sorriso da grande presa per il culo!

I. Il MIO RITRATTO non si discute, il genio non si discute!

C. Manco l’avesse disegnato lei, il famoso ritratto!

F. Secondo me (osserva il quadro)ha la faccia di una che ha le emorroidi che le prudono ma fa finta di niente!

L. State insultando la grandezza del genio italico, la potenza e la grazia del gesto del pennello di Leonardo da Vinci!

C. Leonardooo! Prrr! (pernacchia con gesto osceno) Eccoti la potenza del gesto italico caro il mio Leonardo.

I. Adesso basta Cristoforo, sei disgustoso.

C. E tu, principessa dell’incostanza e regina della superficialità, tu, che mi hai fatto correre fin qui dall’America e poi mi hai piantato in asso, tu, che hai scelto questo imbrattatele per fidanzato, cosa saresti? Sentiamo! CHI SARESTI?

  1. IO SONO ISABELLA, DONNA ISABELLA LERCIONI FELICIOTTIS, DETTA LA MONNA LISA! E DA OGGI SONO IMMORTALE!

  1. Ma senti questa qui! Immortale, ha detto che da oggi è diventata immortale! E perché? Solo perché un toscano mezzo fumato e che puzza sempre di acquaragia le avrebbe fatto un ritratto. E che cosa è un ritratto se non una stupida immagine a due dimensioni? E come farebbe questa Isabella a due dimensioni a diventare la donna più famosa della storia? Boh?

  1. Solo un asino di Genova ragiona così.

I. E’ vero, sei un asino Cristoforo, un asino rapace e odioso che non capisce niente di arte e di pittura. Tu pensi solo ai dollari e a come moltiplicarli ma non saresti capace di fare una O con un bicchiere. Sei un bruto. Vai, vai a vivere in America così ti troverai insieme ai bruti tuoi pari! Anzi magari quelli sono così scemi che ti faranno la festa, il Columbus Day! Ah, ah, ah!

L. Il Piccione Day! Ah, ah, ah!

Tutti ridono. Il Piccione Day, ah, ah, ah. Ah, ah, ah.

C. Ma come siete spiritosi tutti quanti, ma che in bella compagnia che mi sono trovato e in che bella famiglia! IO SOLTANTO DIVENTERO’ FAMOSO E IMMORTALE! VOI SIETE E RIMARRETE DEI NESSUNO. DI VOI NESSUNO SI RICORDERA’ MAI, DIVENTERETE POLVERE MENTRE SOLO IL MIO NOME RISUONERA’ NEI SECOLI FUTURI!

I. Sentitelo questo megalomane narcisista! Ehi, bello, AMERICA E NON COLOMBIA si chiama quella che hai scoperto! E la Colombia adesso è famosa solo per il narcotraffico caro il mio navigatore presuntuoso. Guarda a cosa è legato il tuo bel nome! ECCO VI PRESENTO OGGI MESSER PICCIONE IL COCAINOMANE! Invece Amerigo Vespucci, lui sì che ha un nome famoso…

C. Non pronunciare mai quell’odioso nome in mia presenza!

M. Amerigo, lui sì che è famoso, lui che dà il nome all’America. Colombo invece…!

F. Terraaa! Terraaa! Abbiamo scoperto la Piccionia!

C. Adesso basta!

L. Sì adesso basta, ci hai proprio stufato Cristoforo e ricordati che SOLO IO DIVENTERO’ IMMORTALE, IO IL GRANDE LEONARDO, IL GENIO UNIVERSALE!

I. Ma non fatemi ridere voi due, solo io SARO’ IMMORTALE, SOLO LA MONNA LISA SARA’ IMMORTALE.

M. ANCH’IO VOGLIO DIVENTARE IMMORTALE. UN GIORNO QUALCUNO SI RICORDERA’ DI ME E SCRIVERA’ LA MIA STORIA COSI’ TUTTI SI RICORDERANNO DI MARGHERITA LERCIONI FELICIOTTIS…

F. …E DEL POVERO FERDINANDO CHE HA PAGATO IL QUADRO…

MUSICA

FINE

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